Studenti stranieri, burqa, corsi di italiano per genitori: sono questi gli argomenti di cui si sta occupando in questi giorni il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Come sappiamo, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha rilasciato, il 31 luglio, un’intervista a Il Corriere della Sera in cui ha parlato di studenti stranieri e della possibilità di vietare il burqa a scuola. Poi, il 4 agosto, la proposta ai microfoni de La Verità: “È importante una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche”.
In un’intervista rilasciata a Il Messaggero il ministro si è spiegato meglio: “Nelle prossime settimane invieremo una circolare che incaricherà gli uffici scolastici territoriali di distribuire d’intesa con i dirigenti scolastici i ragazzi stranieri che non conoscono sufficientemente la nostra lingua in altre classi, o in classi di scuole di prossimità”.
“Segregazione è lasciare le cose come sono. Una classe dove quasi nessuno parla italiano è penalizzante tanto per il ragazzo italiano quanto per l’alunno straniero. Noi integriamo, non ci limitiamo alla inclusione che piace alla sinistra, e a Sanchez. L’inclusione che piace a sinistra vuol dire accettare che si vada a scuola con il niqab o il burqa. Se vuoi essere parte della nostra comunità non possiamo accogliere comportamenti e regole che offendono la libertà e la dignità della persona, umiliano e offendono le donne, impediscono la socializzazione”, ha aggiunto.
“Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare. Inclusione è accettare chiunque a prescindere da come vive. Integrazione vuol dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione”, queste le sue parole di qualche giorno fa. “Presenterò un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola. Prevederemo anche corsi di italiano per i genitori stranieri per evitare che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe”, aveva aggiunto.
Valditara ha poi parlato di proposte: “È importante una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche. Si dovrebbe prevedere che gli uffici scolastici territoriali svolgano una azione di coordinamento al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare una eccessiva concentrazione. È evidente che occorrono anche politiche residenziali da parte degli enti locali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto, è ovvio infatti che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza. Ci stiamo lavorando”.
Per la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, come riporta Ansa, le proposte annunciate da Valditara “non parlano di integrazione, ma di assimilazione”. A preoccuparla poi è la “cornice securitaria e punitiva del ragionamento” dietro al divieto del burqa “infilato nel ddl Sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano”.
Sul punto è intervenuta anche la senatrice del Partito Democratico, Simona Malpezzi, che invita il ministro a chiedere alle scuole quali siano “i problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione”. E a fronte della loro risposta “metta in atto l’emendamento giusto non quelli propaganda”.
La senatrice dem sottolinea anche come il numero in Italia di studentesse con il burqa sia esiguo. Lei, per esempio, ammette di non averle mai viste. Ed è proprio per questo, perché i dati non le risultano chiari, che vorrebbe chiedere a Valditara quante sono le alunne con il volto coperto. Dove ci sono state, dice, “le scuole si sono sempre attrezzate per attuare il riconoscimento”.
La replica di Valditara non si è fatta attendere: “Spiace che quando si tratta di arrivare ai fatti concreti Pd e Cgil siano sempre un passo indietro e preferiscano il richiamo della polemica e della demagogia alla difesa dei valori costituzionali”.
Sempre il ministro osserva “che è un principio applicato in molti paesi europei e in alcuni stati a maggioranza mussulmana”. Per Valditara, in conclusione, “si gioca la differenza fra chi difende la dignità della persona e chi si riempie la bocca di chiacchiere”.