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14.08.2026

Troppi stranieri in classe? Servono dei tetti? Giuliani: “Difficile, la scuola unisce non separa. Certo, per i docenti è dura: vanno aiutati a gestire la complessità”

Studenti stranieri, divieto di burqa, corsi di italiano per genitori: sono questi gli argomenti di cui ha parlato nelle scorse settimane il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. L’intellettuale Ernesto Galli della Loggia ha scritto, su Il Corriere della Sera dello scorso 28 luglio, un editoriale sul tema, sostenendo che “da quanto avviene oggi nella scuola dipende se l’immigrazione in corso produrrà dei nuovi italiani e quindi un Paese multietnico ma non multiculturale, cioè un Paese non diviso in culture diverse e fatalmente estranee l’una all’altra, e quindi un’Italia fragile e inquieta in preda a continue potenziali tensioni”.

Il direttore della Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani ha detto la sua ai microfoni di Radio Radio ieri, 13 agosto: “Secondo Galli Della Loggia sembra che vi sia una cultura prevalente, da difendere, che è la nostra, rispetto ad altre, come quella musulmana. Bisogna comprendere se è giusto che in un ambito scolastico venga a prevalere l’interesse per un ambito culturale preciso che si rifa alla cristianità, all’antica Grecia, come anche bene evidenziato nelle Nuove Indicazioni Nazionali”.

“Bisogna capire se una scuola che è un incontro tra culture diverse poi debba essere considerata un terreno non idoneo per confrontarsi ad armi pari. Ci sono scuole dove oltre la metà degli studenti è straniera o di seconda generazione. Il fatto che ci sia diversità è normale. Bisogna trovare una via di mezzo, per non sopprimere le altre culture. La scuola è luogo di condivisione per mission, non ci può essere uno scontro. I ragazzi, se ben guidati, possono convivere e far crescere una ‘nuova casa’. Questa credo sia la strada da percorrere. La famiglia viene tirata in ballo nel caso del consenso informato e non in questo caso? Bisogna trovare un compromesso”, ha aggiunto.

Cosa dovrebbe cambiare? Ecco la risposta di Giuliani: “La via non può essere quella di vietare. Bisogna rendere compatibile il velo o il burqa con altri credi religiosi. Non vedo altre vie. C’è bisogno di una maggiore preparazione da parte degli insegnanti, è indispensabile maggiore sensibilità. Certo, non è fattibile presentarsi a scuola in burqa. I casi però in Italia sono limitati. C’è stato quello, lo scorso anno, a Monfalcone, dove è stata allestita una stanza apposita in cui un’addetta della scuola verifica i volti, è un’idea. Ci vuole rispetto della neutralità”.

E lo ius scholae? “La scuola è sicuramente crescita. Si sta andando all’opposto, come crede l’ex generale Vannacci. Sono certo che la scuola è garanzia di integrazione e confronto. Ci sono posizioni di difesa, ma difesa di cosa e da cosa?”.

C’è anche chi propone classi divise per cristiani e musulmani. Ecco cosa ne pensa il direttore: “Come si potrebbe fare? Al Nord ci sono percentuali altissime di stranieri, ad esempio. Creare miniclassi in questo modo sarebbe impossibile perché ci sarebbero problemi di organico, mancanza di iscrizioni. Non è questa la via, è lo stesso concetto delle classi speciali. Pensiamo ai sordi: la strada vincente è quella dell’integrazione con alunni normodotati, come l’Istituto Magarotto di Roma. Le divisioni non possono far parte della scuola, la scuola unisce, non divide”, ha argomentato il direttore della Tecnica della Scuola.

Infine, Giuliani ha ricordato che in un’epoca contrassegnata dalla caduta libera del tasso demografico, assieme agli alunni con disabilità, gli stranieri sono gli unici che aumentano di numero: ormai hanno superato il 10%, con casi di territori dove sono oltre la metà. Sono numeri che parlano da soli e non si possono gestire introducendo vincoli.

Le parole di Valditara

Come sappiamo, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha rilasciato, il 31 luglio, un’intervista a Il Corriere della Sera in cui ha parlato di studenti stranieri e della possibilità di vietare il burqa a scuola. Il 4 agosto, Valditara ha rincarato la dose in un’intervista a La Verità. “Il burqa è incompatibile con i valori della nostra Costituzione, con la libertà di ogni donna, con l’eguaglianza fra uomo e donna

Il ministro ha parlato anche della possibilità di ritirare il permesso di soggiorno per chi non manda i figli a scuola: “È un altro elemento su cui sto ragionando, è il completamento di quello che abbiamo già previsto nel decreto Caivano”.

“Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare. Inclusione è accettare chiunque a prescindere da come vive. Integrazione vuol dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione”, queste le sue parole di qualche giorno fa. “Presenterò un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola. Prevederemo anche corsi di italiano per i genitori stranieri per evitare che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe”, aveva aggiunto.

Ecco cosa ha detto nell’intervista di oggi: “La sinistra propone l’inclusione, che non è integrazione. Parlo di immigrati, ovviamente, non di altre categorie di cittadini: è ovvio che se hai a che fare con uno studente con disabilità non si tratta di integrare, ma di includere. Ma riguardo agli stranieri includere cosa vuole dire? Secondo la sinistra vuole dire accogliere chiunque a prescindere dalla sua adesione a certi valori di riferimento, a prescindere da come vive. È il caso del niqab: bisogna includere e non importa che si consideri la donna un soggetto dotato di minori diritti che deve vivere mascherandosi; oppure, in altre circostanze, che non si consideri la laicità dello Stato come un valore fondamentale. Includere significa che va bene qualsiasi atteggiamento, anche se ci si ispira a modelli valoriali in contrasto con la Costituzione”.

“Integrare vuole dire inserire una persona all’interno di un sistema di regole condivise. Ma perché ciò avvenga si devono accettare i valori fondanti una comunità. Per questo ho voluto innovare i programmi scolastici dando centralità alla cultura dell’Occidente: perché chi viene da noi deve conoscere la nostra identità, la civiltà che abbiamo espresso nel corso dei secoli. Quindi deve conoscere la nostra storia. La storia dell’arte, della musica, della letteratura… Deve conoscere le nostre radici culturali: Omero, Virgilio, la Bibbia, Dante”.

La proposta

Valditara ha poi parlato di proposte: “È importante una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche. Si dovrebbe prevedere che gli uffici scolastici territoriali svolgano una azione di coordinamento al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare una eccessiva concentrazione. È evidente che occorrono anche politiche residenziali da parte degli enti locali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto, è ovvio infatti che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza. Ci stiamo lavorando”.

Gli attacchi

Per la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, come riporta Ansa, le proposte annunciate da Valditara “non parlano di integrazione, ma di assimilazione”. A preoccuparla poi è la “cornice securitaria e punitiva del ragionamento” dietro al divieto del burqa “infilato nel ddl Sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano”.

Sul punto è intervenuta anche la senatrice del Partito Democratico, Simona Malpezzi, che invita il ministro a chiedere alle scuole quali siano “i problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione”. E a fronte della loro risposta “metta in atto l’emendamento giusto non quelli propaganda”.

La senatrice dem sottolinea anche come il numero in Italia di studentesse con il burqa sia esiguo. Lei, per esempio, ammette di non averle mai viste. Ed è proprio per questo, perché i dati non le risultano chiari, che vorrebbe chiedere a Valditara quante sono le alunne con il volto coperto. Dove ci sono state, dice, “le scuole si sono sempre attrezzate per attuare il riconoscimento”.

La replica di Valditara non si è fatta attendere: “Spiace che quando si tratta di arrivare ai fatti concreti Pd e Cgil siano sempre un passo indietro e preferiscano il richiamo della polemica e della demagogia alla difesa dei valori costituzionali”.

Sempre il ministro osserva “che è un principio applicato in molti paesi europei e in alcuni stati a maggioranza mussulmana”. Per Valditara, in conclusione, “si gioca la differenza fra chi difende la dignità della persona e chi si riempie la bocca di chiacchiere”.

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