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Prima ora - le notizie del 7 settembre

07.09.2026

Un supplente: “Vorrei dignità, dopo cinque anni di precariato sono stanco. Abilitazioni pizzo di Stato, guardo all’estero”

Ancora storie di giovani docenti precari che non riescono ad avere una vera indipendenza a causa delle ristrettezze dovute allo scarso riconoscimento economico. Un docente calabrese di 32 anni, che lavora in Trentino, sta pensando, come ha raccontato a Fanpage, di andare a lavorare all’estero per riuscire a mettere su famiglia.

“Fare figli non se ne parla, perché se poi non lavoro il prossimo anno, come lo mantengo? Io e mia moglie vorremmo ma siamo due insegnanti precari, e fino a quando non abbiamo la stabilità abbiamo troppa paura. Vorrei solo un po’ di dignità per il mio lavoro e la mia vita, per questo guardo all’estero, anche all’Islanda”, ha esordito.

“Dopo cinque anni di precariato sono stanco e mi sto informando su come funziona l’insegnamento all’estero – ammette – Quando parlo con i miei colleghi stranieri, soprattutto tedeschi e austriaci, non riescono a capire come mai una persona possa essere ancora precaria dopo anni di insegnamento. A questo aggiungiamoci anche i costi dei vari titoli e soprattutto delle abilitazioni. Si tratta di un vero pizzo di Stato. Guardo soprattutto ai paesi di lingua tedesca, perché è quello che insegno, ma sto riflettendo anche sull’Islanda dato che ci sono stato due volte e amo la cultura. Sto iniziando a guardarmi attorno”.

“Lo Stato ci ha tolto la dignità”

“All’inizio avevo l’obiettivo di insegnare all’estero, poi è passato al secondo piano perché mi piace il tedesco, e vorrei restare a lavorare qui in Italia, ma a queste condizioni è impossibile”. E sottolinea: “È una questione di dignità. Lo Stato ce l’ha tolta, e quindi come possono gli studenti e le famiglie vederci come figure di riferimento?”.

“Fa male anche il vicino che ti chiede: ‘come mai ancora non ti sei sistemato?’. Non lo fa con cattiveria, ma sembra quasi che sia il nostro valore a essere messo in dubbio, invece è il sistema a essere malato. Ho conseguito l’abilitazione e comunque non è cambiato nulla, è la stessa situazione di prima. Non abbiamo fatto uno scalino in più, ma solo mezzo. È un pizzo di Stato, l’ennesimo”.

Come funziona il lavoro in Trentino

Il docente ha scelto di tirarsi fuori parzialmente da questo sistema cercando lavoro in Trentino, avvantaggiato dalla sua conoscenza del tedesco. “Non ci sono le Gps, ma le graduatorie di istituto: ogni tre anni ne scegliamo 15 dai quali può arrivare la chiamata. Gli istituti vanno scelti dal 2 al 4 settembre, quindi un po’ più tardi rispetto al resto d’Italia”. Le probabilità di lavorare sono più alte, e c’è maggiore sicurezza rispetto al luogo, ma non mancano i rovesci della medaglia: “È capitato che il contratto mi fosse prorogato di settimana in settimana”.

“Vorrei dei figli, vorrei comprare una casa e stabilirmici, ma come posso farlo? A 32 anni è demoralizzante trovarsi in questa situazione. Per i docenti all’estero è impensabile”, ha concluso.

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