Fare ogni giorno 150 chilometri di strada per andare a lavoro, a insegnare. Si può riassumere così la vita di una docente sarda, che ogni giorno si mette in auto e fa 75 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. L’insegnante, tramite Open, si è rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Ecco cosa ha scritto: “Mi rivolgo a Lei – scrive – in qualità di insegnante di scuola primaria, attualmente assegnata a una sede di lavoro che dista circa 75 km dalla mia residenza, per un totale di 150 al giorno. Questo comporta un notevole impegno economico per le spese di carburante, che incidono significativamente sul mio stipendio”.
Con i trasporti pubblici, il viaggio sarebbe più problematico: “Con il pullman ci metto il doppio del tempo perché il punto di incontro è a Cagliari. E con gli orari della scuola sarebbe impensabile, anche perché alla prima ora non c’è la compresenza con l’altra collega e quindi sarebbe un bel problema per la scuola se facessi tardi”. Inoltre, come se non bastasse, la strada che percorre è “a tratti pericolosa e nota per gli incidenti”.
“Come insegnante, ho scelto tutte le sedi della provincia disponibili, ma purtroppo ho ottenuto una sede che mi obbliga a percorrere ogni giorno una distanza considerevole. Rispetto ai colleghi che hanno ottenuto una supplenza a pochi chilometri dalla loro residenza, io mi trovo in una situazione di svantaggio economico, poiché i costi della benzina pesano notevolmente sul mio budget”, scrive l’insegnante.
Poi, la proposta: introdurre un contributo per le spese di carburante dei docenti pendolari, il rimborso, anche parziale, delle spese sostenute per la benzina oppure l’erogazione dei buoni carburante. “Spero possa essere trovata una soluzione per alleviare le spese di carburante per gli insegnanti come me”, aggiunge.
“Io insegno su posto comune nella scuola primaria. Avevo dato molte preferenze, ma mi è toccata Villasimius. Avrei potuto chiedere di lavorare sul sostegno e ottenere probabilmente un posto più vicino, ma non è la mia specializzazione. Ho vinto un concorso per posto comune, non voglio essere costretta a fare un lavoro che non è il mio solo per percorrere meno chilometri”.
“L’anno scorso avevo dovuto accettare tre supplenze contemporanee per mettere insieme un monte ore e uno stipendio dignitoso: 6 ore in una scuola, 6 in un’altra e 12 in un’altra ancora. Ognuna con obiettivi diversi: una potenziamento, una posto comune e una sostegno. Non possiamo essere costretti a scegliere tra un posto vicino ma frammentato e fuori dalla nostra specializzazione, e uno lontano che ci costa metà stipendio in benzina. Si potrebbe stabilire una soglia, ad esempio 40 chilometri: oltre quella distanza, scatta un buono o un rimborso. Deve essere un sostegno mirato solo per i pendolari”, conclude.
Nel frattempo, per chi abita molto lontano dalla sede in cui lavora, si parla da qualche settimana di Piano Casa.
Sono moltissimi i docenti che sono costretti a spostarsi per lavorare, spesso dal Sud al Nord. In questi casi nasce spesso un problema: i docenti, spesso precari, quindi con salari alquanto ridotti, devono farsi carico di ingenti spese per l’affitto, dovendo magari anche mantenere famiglie a distanza.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha parlato di una possibile soluzione, ai microfoni di SkyTg24: “Ho parlato con Matteo Salvini proprio per inserire il personale scolastico nel Piano Casa. Credo che una soluzione intelligente ed efficace possa essere il Piano Casa, soprattutto laddove il personale si deve spostare dove il costo della vita è più elevato”, queste le sue parole.
Qualche settimana fa il capo del dicastero di Viale Trastevere aveva parlato di alloggi e affitti a prezzi calmierati per il personale scolastico, in particolare per i fuori sede.
Il titolare del dicastero dell’Istruzione ha sottolineato che la richiesta è stata accolta: “Rilevo con soddisfazione che nel documento finale, che sintetizza i contributi delle diverse parti coinvolte, la mia richiesta è stata completamente accolta. Nei futuri progetti di edilizia residenziale sociale verranno destinati alloggi a prezzi calmierati anche ai professionisti della scuola, con particolare attenzione a quanti si trasferiscono per motivi di lavoro, in una logica di costituzione di sistemi residenziali in grado di soddisfare politiche specifiche e al contempo di garantire un’elevata qualità relazionale e abitativa dei nuovi insediamenti”.