Home Archivio storico 1998-2013 Generico Università tra cambiamenti, disagi e proteste

Università tra cambiamenti, disagi e proteste

CONDIVIDI


Intervenendo, a Bergamo, al 49° Congresso degli Ingegneri, il sottosegretario al Miur Maria Grazia Siliquini, ha parlato della riforma universitaria, con l’introduzione dei percorsi a "Y", segnalando che sono stati istituiti sei tavoli tecnici organizzati per macro-aree disciplinari, ed un Comitato di coordinamento (presieduto dalla stessa Siliquini), che definiranno le nuove classi di laurea e laurea magistrale (sostituirà l’attuale laurea specialistica) "alla luce delle esigenze formative espresse dalle professioni intellettuali".
"È una vera rivoluzione – ha sostenuto il sottosegretario – per la prima volta si parla di riforma della didattica universitaria partendo dagli sbocchi professionali e dalle esigenze reali del Paese. Queste sono le ragioni per cui ai tavoli, oltre ai rappresentanti delle Conferenze dei Presidi di Facoltà e del Cun, parteciperanno i rappresentanti della professioni. In tal modo, supereremo l’eccessivo scollamento tra le esigenze espresse dalle categorie produttive e professionali e l’offerta formativa degli Atenei".

La Siliquini ha aggiunto che "le Facoltà potranno, così, attuare la riforma a partire dall’anno accademico. 2005/2006".

Ma il presidente della Conferenza dei rettori, Piero Tosi, ha ancora una volta espresso molte perplessità sull’opportunità di apportare modifiche all’attuale sistema, che, peraltro, ha prodotto un incremento delle iscrizioni (fatto non trascurabile per gli Atenei). Nella seconda relazione sullo stato delle università italiane, Tosi ha sostenuto che "non è opportuno intervenire su una riforma appena varata e ancora in fase di parziale attuazione".

Durante l’incontro svolto a Roma, nel corso del quale sono state manifestate preoccupazioni per la tutela del diritto allo studio, il presidente della Crui, pur mostrandosi aperto al dialogo, ha sottolineato come occorra tutelare l’autonomia dell’Università, contro il tentativo di imporre riforme dall’alto e di trasformare gli Atenei in imprese o fondazioni, con le quali, comunque, è opportuno sviluppare una collaborazione.  

Tosi ha parlato di Università come "luogo principe di insegnamento e ricerca", finanziato con soldi pubblici, orientato alla scienza di base ma aperto alla società e al mercato. Peraltro, concorda con il Ministro su un sistema di finanziamento con risorse legate ai risultati e si mostra anche favorevole ad una nuova valutazione affidata a una "authority mista".

Ma poi, evidenziando la necessità di stabilità, dà una connotazione negativa all’attuale fase, affermando che "l’università è divenuta un cantiere senza fine".

In particolare, critiche sono state espresse sul disegno di legge riguardante la riforma dello stato giuridico dei docenti (due fasce e abolizione dei ricercatori), sul nuovo sistema dei concorsi, sulla mancanza di un piano pluriennale di investimenti certi per la ricerca. A tal riguardo, il presidente della Conferenze dei rettori delle Università italiane punta il dito contro la creazione dell’Istituto di alta tecnologia di Genova, definendola "una sfida aperta lanciata contro l’università", e chiede "un cambiamento di rotta in considerazione del fatto che l’Italia nel 2003 si è piazzata all’ultimo posto tra i 25 Paesi dell’Unione Europea per gli investimenti in ricerca".

Per protestare contro il blocco delle assunzioni e della mancata presa di servizio di chi ha superato un concorso (sono 1.700 i ricercatori universitari vincitori di un concorso che attendono da un anno) e contro il disegno di riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, approvato dalla Commissione Cultura lo scorso 31 luglio e attualmente all’esame del Parlamento, i sindacati proclamano lo stato di agitazione, annunciando l’astensione dalle attività didattiche ed il rifiuto delle supplenze da parte di professori, ricercatori e precari. Poiché è molto alto il numero di corsi affidati ai ricercatori, in effetti il nuovo anno accademico rischia una falsa partenza.
Ma il ministro Moratti ha ribadito che il disegno di legge sulla docenza non sarà ritirato, anche se promette gradualità. "Ho colto le condivisioni e le criticità evidenziate dal presidente Tosi – ha affermato Letizia Moratti – e ribadisco che attraverso questo provvedimento noi intendiamo in primo luogo allargare la base accademica attraverso l’immissione di nuove leve di ricercatori, che dovranno peraltro essere adeguatamente retribuiti. Come già più volte ho detto, ribadisco infine che l’attuazione della legge-delega sarà graduale e correlata ai necessari finanziamenti".

Della relazione, il Ministro ha condiviso "l’accento posto dalla Crui sull’importanza delle autonomie universitarie, sulla natura dell’università intesa come servizio pubblico, sull’inscindibilità della ricerca dalla didattica e sull’università luogo di dialogo interculturale", nonché "la necessità di sostenere il processo di internazionalizzazione e il percorso di costruzione di uno spazio comune europeo dell’università e della ricerca".