Circa uno studente universitario su cinque studia fuori regione. Lo rileva l’Osservatorio sui flussi migratori di Skuola.net, basato sui dati del Ministero dell’Università e della Ricerca relativi all’anno accademico 2024/25: gli iscritti con residenza diversa da quella della regione dell’ateneo sono 403.298, il 24,08% di chi frequenta atenei non telematici, compresi circa 68mila residenti all’estero, in crescita del 20%.
Considerando solo gli studenti italiani, la mobilità riguarda 335.207 persone, pari al 20,83% degli immatricolati, contro il 21,57% del 2023/24 (343.632 fuorisede). Quattro su dieci provengono da Puglia (37.791), Veneto (34.300), Lombardia (32.062) e Sicilia (30.348): la Lombardia ha superato la Sicilia e sale al terzo posto. Seguono la Campania con 28.058 studenti e la Calabria con 19.963.
In percentuale primeggiano le regioni più piccole: Basilicata con il 73% (11.905 su 16.213), nonostante la presenza dell’Università della Basilicata, Valle d’Aosta con il 67%, Molise con il 55%, Trento con il 47% e Bolzano con il 45%. Secondo l’Osservatorio, pesa probabilmente un fattore di scala territoriale: chi cresce in un piccolo centro desidera più spesso un’esperienza fuori casa e guarda alle prospettive lavorative dopo la laurea. Superiori alla media nazionale anche i tassi di Abruzzo (38%), Calabria (34%), Marche (33%), Puglia (32%), Liguria (29%), Veneto (28%), Friuli-Venezia Giulia (27%), Umbria (26%) e Sicilia (22%). Ogni ateneo, ricorda l’Osservatorio, ha peculiarità di offerta formativa: dove esiste una sola opzione, la scelta è più limitata.
Il tasso più basso è nel Lazio, con il 9% (16.056 su 184.073), seguito da Lombardia e Toscana al 14% e dalla Campania al 15%. Emilia-Romagna, Piemonte e Sardegna si fermano al 16%. Per il Lazio, osserva Skuola.net, conta la geografia: più della metà degli abitanti vive a Roma e dintorni, dove ci sono tre università pubbliche e diverse private.