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09.04.2026

Caro carburanti, i docenti pendolari a marzo hanno lasciato alla pompa tra il 25 e il 30% dello stipendio (minimo). Le simulazioni

Un docente pendolare a inizio carriera, che guadagna intorno ai 1.600 euro netti al mese, a marzo ha lasciato alla pompa di benzina tra il 25 e il 30% del proprio stipendio. E questo considerando una sede lavorativa a “soli” 75 chilometri da casa, ma ci sono insegnanti che ogni giorno devono percorrere molta più strada per fare lezione. È la stangata sul prezzo dei carburanti provocata dalla guerra nel Golfo, secondo una simulazione realizzata da La Tecnica della Scuola, sulla base dei dati pubblicati il 7 aprile dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, aggiornati al mese precedente.

Gli aumenti del carburante a marzo 2026

A marzo – complice la chiusura dello Stretto di Hormuz, che collega il golfo di Oman e il golfo Persico, tra i principali snodi globali per il trasporto del greggio – la benzina ha raggiunto un prezzo medio di 1,765 euro al litro, con un aumento di quasi il 7% rispetto a febbraio. Nello stesso periodo il diesel si è attestato a 1,987 euro al litro, segnando un incremento di quasi il 17%. Fa peggio il gasolio per riscaldamento, che ha toccato 1,824 euro al litro (un’impennata del 30%) mentre altre voci come il metano e il GPL sono cresciute di alcuni decimali. I dati non tengono conto degli incrementi di aprile, prima della tregua tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe portare alla riapertura dello Stretto.

Le simulazioni sugli aumenti per i pendolari

Tornando alle simulazioni sull’impatto del caro carburante sui docenti pendolari, come detto sono stati calcolati su una tratta di 150 chilometri al giorno, 75 all’andata e 75 al ritorno. A febbraio, a fronte di 24 giorni lavorativi, la spesa era di circa 306 euro per un’auto a diesel (calcolando una media di 20 km al litro) e di 397 euro per un’auto a benzina (15 km al litro). A marzo, a fronte di 26 giorni lavorativi, la spesa lievita a 388 euro per un’auto a diesel e a 459 euro per un’auto a benzina. Il 25 e il 30% dello stipendio di un pendolare a inizio carriera, appunto. A fronte di queste spese, c’è chi si chiede se non sia più conveniente prendere una casa in affitto nei pressi della sede lavorativa, piuttosto che caricarsi i costi della trasferta.

Gli interventi (temporanei) del Governo sulle accise

Il caro energia ha spinto il Governo a intervenire con un taglio delle accise di 25 centesimi al litro su diesel e benzina, con due diversi provvedimenti (della durata di venti giorni) varati rispettivamente il 18 marzo e il3 aprile. E che tuttavia rischiano di non bastare, come riconosciuto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni alle Camere del 9 aprile. Pur escludendo misure drastiche come il lockdown energetico, la premier non ha chiuso le porte a nuovi interventi. “Ritengo sia un dovere garantire energia sufficiente il più possibile”, ha detto.”Era nostra responsabilità intervenire sul prezzo del carburante. Se la situazione dovesse peggiorare, dovremmo agire a livello europeo”.

L’ipotesi DAD e la smentita di Valditara

La questione del caro energia, del resto, non riguarda soltanto i pendolari della scuola. Gli aumenti colpiscono tutti i settori, e potrebbero costringere a interventi più radicali. Nei giorni scorsi ha fatto discutere la presa di posizione di Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, secondo cui “per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working“. Un’ipotesi smentita a stretto giro dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, per il quale il ritorno alla DAD “non è contemplata nel piano del governo”. E anche Meloni, nel suo intervento alle Camere, non ha fatto nessun cenno a questa possibilità.

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