L’estate è agli sgoccioli e la scuola sta per cominciare. Molti alunni, insieme ai genitori, si stanno cimentando solo adesso con eventuali compiti per le vacanze. Il docente e scrittore Enrico Galiano, padre di una bambina, qualche giorno fa ha deciso di condividere con il pubblico social una sua riflessione in merito, che ha attirato non poche critiche.
Ecco il post incriminato: “Domenica 17 agosto, mattina, interno giorno. Io che metto mia figlia a scrivere un tema di italiano (quest’estate gliene ho fatti scrivere quasi uno al giorno). Lei mi guarda, sconsolata: ‘Non potevi lavorare da Naturasì, invece che essere un insegnante di italiano?’. (Da grande avrà bisogno di uno psicologo, lo so: ma almeno durante le sedute parlerà un italiano perfetto!)”.
Da qui, apriti cielo: Galiano, dicendo di far scrivere alla propria figlia quasi un tema al giorno in estate, è stato attaccato da molti, secondo cui “costringere” un bambino, in un periodo di pausa, a cimentarsi con la scrittura ogni giorno non è proprio indicato. Altri, invece, credono che un giorno i bambini fatti esercitare dai genitori in questo modo probabilmente li ringrazieranno.
L’insegnante ha così ampliato il suo concetto con un altro post: “Quando ho scritto che a mia figlia faccio fare ‘quasi’ un tema al giorno, mi sono accorto che per molti è suonato come un atto di pura crudeltà. Ora. Il mio racconto era puro divertimento, e soprattutto finalizzato a ridere della sua battuta. Eppure alcuni hanno letto solo la parte sul quasi un tema al giorno: e sono state scomodate teorie pedagogiche; chiamati in causa pareri illustri; mi è stato detto di essere fondamentalmente un padre sconsiderato. Probabilmente sì, dato che con lei faccio tonnellate di errori, ogni giorno”.
“Non sono bravo come vorrei con i no; le dico di mettere a posto le cose e poi io sono il primo a lasciarle in disordine; la pungolo troppo dove dovrei lasciarle spazio, le lascio spazi dove dovrei pungolarla di più. Ma sullo scrivere no. Lì sento che sto facendo la cosa giusta. Per quelli interessati, provo a spiegare perché. Scrivere, esprimere i propri pensieri e dar loro una forma, è accorgersi che un’idea diventa più chiara quando la vedi lì, davanti a te. Scrivere può essere una cosa che ti salva la vita. Pensateci bene: è questo che fa Winston in 1984 di Orwell, quando compie il primo atto rivoluzionario. Compra un quaderno, un pennino, e si mette a scrivere. Scrivere è un atto di libertà. E qua vi voglio, perché so già che arrivano i ditini puntati. Se è un atto di libertà, non glielo puoi imporre! Eccomi qua, cari ditini puntati”.
“Intanto ‘tema’ è una parola che, da sola, forse suona minacciosa. Ma in realtà quello che le chiedo di fare con me è di raccontare: le sue giornate, le avventure con gli amici, i pensieri sparsi. E il punto non è la prestazione. Il punto è che ogni volta quel tema lo scriviamo insieme. Io faccio le domande, lei risponde, ci ridiamo sopra, ci divertiamo a cercare la parola giusta. È un momento padre-figlia, che oggi forse lei vive con un po’ di resistenza, ma che domani – spero – resterà come un ricordo bello: quello di aver passato del tempo con suo papà a scrivere insieme. Perché alla fine questo è lo scopo: non trasformarla in una macchina da compiti, ma farle associare per sempre alla scrittura un’emozione positiva, un gioco, un legame. Magari un giorno, da grande, non riuscirà a scrivere perché per lei questa in realtà è stata tipo Cura Ludovico di Arancia Meccanica. Un dolore. Un trauma. Chi lo sa. Ma magari no. Magari un giorno, quando avrà bisogno di mettere ordine nei suoi pensieri, le tornerà il ricordo bello di un pomeriggio d’agosto, in cucina, col papà. E la penna andrà in mano da sola. E lì la scrittura non sarà più una tortura scolastica, ma un porto sicuro. E quando la vita colpirà duro, come ha fatto con me tante volte, forse si ricorderà quello che suo papà le diceva sempre. Che scrivere può salvarti la vita”, ha concluso.
Ogni anno, con l’innalzarsi delle temperature in estate, ritorna puntuale l’annosa questione: compiti delle vacanze sì o no? E se sì, quanti? Quando assegnarli? Cosa assegnare? Il portale Skuola.net ha deciso di indagare e vedere di comprendere com’è andata quest’anno su un campione di 1.000 studenti di scuole medie e superiori.
A quanto pare 8 studenti delle scuole secondarie su 10 ne hanno ricevuti e anche con una certa abbondanza, visto che solo il 33% di questi giudica il carico di lavoro equo o addirittura irrisorio. Un “peso”, nella metà dei casi, verrà condiviso con le famiglie: la metà mette in conto un intervento operativo dei propri genitori, sin dall’inizio delle vacanze (20%) oppure solo in caso di manifesto disinteresse verso la questione con l’avvicinarsi del rientro a scuola (27%).
Come ogni anno ci sono delle criticità: l’11% degli studenti riporta il fastidio della propria famiglia di fronte ai compiti delle vacanze che rovinano le ferie estive, mentre il 23% afferma che i genitori sarebbero disposti a tollerarli ma solo se fossero pochi. A conti fatti, dunque, circa 1 famiglia su 3 si schiera, in modo più o meno moderato, contro gli esercizi estivi.
Poi, il 30% ha ricevuto dei “supplementi” alla lista dei compiti per le vacanze dopo la fine della scuola, a cui si aggiunge un ulteriore 26% che ha visto la lista lievitare sostanzialmente nel corso delle vacanze, con le comunicazioni che sono arrivate spezzettate tramite il registro elettronico. Solo il 40% degli intervistati ha potuto conoscere tutte le assegnazioni per il periodo di sosta entro la fine delle lezioni, senza brutte sorprese successive.