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Aggiornato il 11.09.2025
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Vacanze estive, Galiano: “Tre mesi? Sono un lusso. I docenti passano le prime settimane di scuola a riparare danni”

I tre mesi di vacanze estive sono necessari? O anacronistici? Secondo il docente e scrittore Enrico Galiano sono del tutto anacronistici. A spiegarlo è stato lui stesso, con un lungo articolo su Il Libraio. Ecco le sue parole, condite al solito con ironia e sarcasmo.

Ecco uno stralcio del suo pezzo: “In questi tre mesi, se puoi permettertelo, i tuoi figli hanno passato l’estate tra campus sportivi, laboratori di coding e viaggi studio in Cornovaglia con tanto di cricket nel parco. Ma se non puoi, ci sono le giornate infinite davanti alla tv, il tablet che diventa babysitter e i genitori che la sera si sentono in colpa come se avessero lasciato il figlio in autostrada. E così, mentre i figli dei più abbienti imparano l’inglese sorseggiando Earl Grey, gli altri scoprono che su YouTube puoi vederti tutta la carriera di Fedez senza interruzioni pubblicitarie”.

È qui che la vacanza lunga smette di essere riposo e diventa ingiustizia. Perché allarga il divario: chi ha più possibilità accumula esperienze, chi non ne ha si arrangia. L’estate lunghissima è un retaggio agricolo: in un Paese contadino, servivano braccia nei campi per la mietitura e la vendemmia, e i ragazzi venivano liberati da scuola per dare una mano. Una scelta che poteva avere senso quando metà della popolazione viveva di agricoltura. Oggi, però, è un anacronismo: i campi hanno le macchine, e i figli non li manda più nessuno a raccogliere il grano.

La differenza con gli altri Paesi

Restiamo così tra i pochi Paesi europei con quasi 100 giorni di vacanza, mentre in Germania non si superano i 46, in Francia i 56 e in Spagna gli 84 (con giornate scolastiche più lunghe). Quello che altrove è un tempo di pausa qui diventa un vero e proprio letargo: quando a settembre si riaprono i cancelli, non tutti i ragazzi partono dallo stesso punto. C’è chi porta nello zaino esperienze, lingue straniere e nuove competenze, e chi invece deve prima ricordarsi l’alfabeto. Perché la mente è un muscolo, e tre mesi senza allenamento rischiano di trasformarla in un budino.

Così gli insegnanti passano le prime settimane non a costruire sapere nuovo, ma a riparare i danni della ‘summer slide’, cioè la perdita di apprendimento che colpisce soprattutto chi ha avuto meno stimoli. E quella che dovrebbe essere una pausa rigenerante diventa un boomerang: complica la vita ai genitori, allarga le disuguaglianze e rallenta l’apprendimento. Forse è il momento di ammetterlo: tre mesi di vacanza non sono più un diritto al riposo, ma un lusso che non ci possiamo permettere. Né come famiglie, né come società. E finché non avremo il coraggio di rimodulare il calendario scolastico, distribuendo meglio le pause durante l’anno o accorciando l’estate, continueremo a chiedere ai nonni e agli insegnanti di fare quello che spetterebbe allo Stato: tenere insieme famiglie e futuro”.

Calendario scolastico, la situazione in Europa

Secondo il Rapporto Eurydice, nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza. Tuttavia, la durata delle vacanze estive varia in modo significativo da un paese all’altro: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Calendario scolastico, è da modificare?

Il calendario scolastico, l’anno scorso, è diventato un argomento particolarmente dibattuto. Durante l’estate in tanti hanno sostenuto la proposta di posticipo di avvio delle lezioni, come il Coordinamento Nazionale Diritti Umani, il quale partendo dal dato oggettivo che “moltissime scuole non dispongono dei climatizzatori nelle aule scolastiche” ha chiesto “di modificare i calendari regionali posticipando l’apertura delle attività scolastiche all’inizio di ottobre/fine di settembre”.

La richiesta, sostenuta anche dall’Anief, è stata pure oggetto di un sondaggio della Tecnica della Scuola, dal quale è emerso il consenso di quasi tutti i partecipanti (circa il 90%), anche se sulle modalità di attuazione, una parte si è mostrata scettica.

La petizione

C’è una richiesta che hanno avanzato tempo fa delle mamme influencer: si tratta del duo Mammadim***a, composto da due donne che raccontano in modo originale e anticonformista la genitorialità e il ruolo della donna all’interno della famiglia. Come riporta Il Fatto Quotidiano, le due hanno lanciato una petizione online, denominata così: “RISTUDIAMO IL CALENDARIO! Un nuovo tempo scuola NON è più RIMANDABILE”.

“Il calendario scolastico era stato studiato per consentire ai bambini di aiutare i genitori nei campi, va rimodulato. Siamo ancora fermi all’Ottocento e alla riforma agricola. Siamo il paese europeo con più giorni di frequenza scolastica ma siamo il Paese che chiude per più settimane consecutive la scuola“.

“Questo comporta una perdita di competenze enorme per i bambini, si parla di summer learning loss. A settembre assistiamo ad una ripresa lenta e a singhiozzo, si riprende a pieno ritmo circa due settimane dopo la riapertura. Chiediamo che le scuole restino aperte a giugno, a luglio con un’offerta formativa del terzo settore. Questo si porta dietro un ripensamento della didattica, che non può essere più statica, e dei luoghi dove fare scuola, una revisione dell’edilizia scolastica”.

“Questa chiusura prolungata accentua le differenze sociali: i figli delle classi agiate fanno viaggi di formazione, gli altri saranno parcheggiati a casa davanti la televisione o in strada. Il nostro è uno dei sistemi più stressanti del mondo, gli eccessivi carichi di lavoro concentrati nello stesso periodo di tempo, infatti, comportano effetti negativi non solo sul rendimento scolastico, ma anche sul benessere psicofisico”, così scrive il duo sulla pagina della petizione. Questa è arrivata a 35mila firme, 15mila pervenute soltanto negli ultimi due giorni.

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