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Prima Ora | notizie del 28 agosto

27.08.2026

Valditara parla spesso di centralità della persona. Ma cosa significa esattamente questa espressione?

Riceviamo e pubblichiamo

È fin troppo facile applaudire a scena aperta un bel discorso. Quando un intervento tocca le corde dell’opinione comune e concilia i buoni sentimenti, il consenso immediato e l’applauso istintivo scattano quasi in automatico. Tuttavia, se ci si ferma a questa reazione emotiva, significa che il discorso fatto a Rimini non è stato compreso nella sua reale profondità.

Quanti hanno davvero colto che dietro quelle parole non c’è solo una serie di condivisibili auspici, ma un vero e proprio programma politico ispirato a una concezione integrale di uomo? Dal discorso di Rimini emerge un confronto significativo sul ruolo fondamentale della scuola. Occorre assimilare questa prospettiva per comprendere e condividerne la visione di fondo: la scuola come perno centrale anche nei processi di integrazione degli studenti con background migratorio. Se nessuno dei modelli tradizionali europei è riuscito a impedire che i flussi della globalizzazione sfociassero in identità repressive o in “ghettizzazioni vicendevoli”, se il cosiddetto “modello americano” e i concetti generici di inclusione si sono dimostrati insufficienti, è evidente che la vera integrazione non può avvenire attraverso l’assimilazione forzata, né cedendo a un piatto relativismo culturale o all’indifferenza.

L’integrazione autentica deve fondarsi sui valori del patto costituente e su una scuola intesa come presidio di unificazione e di negoziazione culturale; ma affinché questa negoziazione sia possibile e feconda, è indispensabile una “grammatica comune”, una base condivisa radicata nei diritti universali, nel rispetto delle leggi dello Stato e nella parità di genere. In questa cornice si inseriscono scelte operative concrete, quali il tetto equilibrato nelle classi, scelta funzionale a favorire l’apprendimento linguistico e l’assimilazione dei valori civici, diritti che non vivono nell’astrazione, ma esistono nella misura in cui un’istituzione pubblica crea le condizioni reali per farli valere.
L’apprendimento della lingua e il rispetto dell’obbligo scolastico costituiscono i presupposti ineludibili per l’effettivo esercizio della libertà individuale e per prevenire la marginalizzazione in sacche di disagio sociale.
Ecco che l’integrazione richiede un approccio organico, che coinvolga l’intero nucleo familiare.
L’integrazione non può fermarsi alla porta dell’aula, rischiando che quanto appreso dai ragazzi venga disperso tra le mura domestiche.

La proposta di percorsi di apprendimento della lingua italiana dedicati ai genitori stranieri risponde alla necessità di permettere loro di interagire costantemente con la scuola, per evitare che si estranino dal percorso di crescita e di formazione dei propri figli, rendendoli invece partecipi di una comune alleanza educativa e di cittadinanza. La scuola deve rimanere il luogo primario in cui la lingua e i valori della Costituzione uniscono gli studenti, impedendo che le frammentazioni culturali trasformino le aule in ambiti di separazione anziché di incontro. Richiamando il celebre monito che Fernando Savater rivolgeva a suo figlio: «Parleremo delle questioni di fondo che sono in gioco nella politica. Dopo di che, sarai tu ad avere l’ultima parola, e vedi bene che nessuno te la tolga».

Un programma politico fondato sulla centralità dell’uomo si misura proprio qui: garantire a ogni bambino e ragazzo in Italia l’accesso all’istruzione significa fornirgli la lingua, la cultura e gli strumenti critici necessari affinché nessuno, domani, possa decidere al posto suo.

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