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Aggiornato il 01.08.2025
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Valditara: “Una prof mi fece studiare tutto il programma in due settimane prima degli esami. La ringrazio, non è stata buonista”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è stato l’ospite della puntata del 31 luglio di Sottovoce, in onda su Rai1, storico programma di Gigi Marzullo. Il capo del dicastero di Viale Trastevere si è aperto e si è raccontato a tutto tondo.

Intanto il ministro ha spiegato cosa significa il titolo del suo nuovo libro, La Rivoluzione del Buon Senso – Per un Paese normale. “Che cosa intendo per buon senso? Sono quelle realtà, quelle verità che in tutte le epoche storiche, in tutte le società sono state considerate scontate, che corrispondono a quel criterio di ragionevolezza, di equilibrio, di corrispondenza ad un sistema di valori sentiti come comuni”.

Valditara alla maturità e gli aneddoti

Ed ecco alcuni aneddoti sulla sua vita personale: “Da bambino mio padre mi portava a casa il Corriere e io lo leggevo dalla prima all’ultima pagina. A 6 anni ho letto in un’estate tutta la Storia di Roma di Montanelli”.

E, sui suoi esami di stato: “Maturità? Classica, ma come tutti i giovani anch’io ho avuto il mio momento di immaturità: matematica non era prevista per l’orale alla maturità. Io diedi regolarmente l’interrogazione di algebra a febbraio. Dopodiché chiusi il libro di matematica e geometria e non la studiai. La professoressa guarda il registro qualche settimana prima dello scrutinio di ammissione e dice ‘Valditara, ma lei ha dato un esame soltanto, una interrogazione soltanto e geometria dove sta?’ Allora in due settimane mi prepari tutto il programma di questi 3 mesi di geometria o non la ammetto all’esame di maturità. Io in due settimane mi sono dovuto studiare tutto il programma. Ce l’ho fatta, sono orgoglioso di avercela fatta, ho imparato una lezione. Ringrazio quella professoressa che non è stata buonista perché se avesse detto ‘Vabbè dai, sei bravo, lasciamo perdere, ti ammetto lo stesso, no?’ non avrei imparato”.

Poi ha proseguito: “L’Italia è ovviamente un paese normale, ma vorrei che la società italiana e soprattutto la politica italiana si ispirassero a quei canoni di normalità che all’estero sono ampiamente condivisi. Magari facciamo qualche esempio concreto perché così i telespettatori si rendono conto di che cosa vuol dire questo canone di normalità. Beh, se io devasto una scuola è giusto che debba pagare i danni che ho causato. Se io manco di rispetto ad un insegnante è giusto che io venga sanzionato. Ecco, questi sono criteri di normalità, di buon senso che in tutte le epoche storiche e presso tutte le società sono ampiamente condivise. Se è importante consentire ai nostri giovani di avere una occupazione in tempi rapidi e un’occupazione che li realizzi, realizzi le loro potenzialità, le loro predisposizioni e se il mondo dell’impresa ha straordinario bisogno di certe figure professionali, è normale mettere in contatto la scuola con l’impresa, far sì che questi ragazzi possano essere indirizzati verso percorsi che li realizzano e che nel contempo garantiscano la competitività del nostro sistema imprenditoriale. Ecco, questa è quella ragionevolezza, quel buon senso, quel paese normale a cui io faccio riferimento che spesso e volentieri viene messo in discussione non dai cittadini, perché i cittadini nella stragrande maggioranza dei casi la pensano in questo modo, ma da un giudizio, da un pregiudizio ideologico che si allontana dalla realtà”.

Come sta la scuola italiana? Ecco la sua risposta: “La scuola in Italia sta molto meglio di quello che talvolta si legge sui giornali. Cito anche alcuni casi molto concreti. Si dice, per esempio, che la Finlandia è uno dei paesi al mondo dove le performance in matematica sono le più elevate. Beh, però se noi andiamo a guardare le performance dei nostri ragazzi in certe regioni d’Italia, addirittura in qualche caso superano dati test Pisa, Ocse, e i ragazzi della Finlandia e sono magari regioni del settentrione dove però il 70% degli insegnanti sono del Sud, quindi vuol dire che è la scuola italiana, sono gli insegnanti italiani”.

“Innanzitutto noi dobbiamo ricostruire questo grande patto educativo fra scuola e famiglia che in questi anni ha registrato qualche scricchiolio. Sono in crescita forte le aggressioni, talvolta anche solo verbali, altre volte purtroppo anche fisiche, di genitori nei confronti di insegnanti. E allora bisogna far capire che lavoriamo tutti insieme, che famiglia e scuola, famiglia e insegnanti sono uniti da una grande alleanza per il futuro dei nostri giovani. Poi c’è la necessità, a mio avviso, anche di ribaltare certe concezioni pedagogiche che negli ultimi 50 anni hanno in qualche modo condizionato la famiglia. Il rifiuto di dare dei no, il rifiuto di porre dei divieti, di sapere in qualche caso anche sanzionare, non si tratta di tornare al passato, ma se hai preso un brutto voto, beh, allo stadio domani non ci vai, non sei andato bene a scuola, beh, il cellulare quest’anno non te lo compro”.

“La scuola avrà altre novità”

Valditara ha detto di essere figlio di una docente elementare. Ecco che educazione ha ricevuto: “Molto tradizionale, molto seria. Prima di tutto il dovere e poi il piacere. Prima di tutto studia e poi pensi a divertirti. Pochi regali, quelli giusti, ma non troppo costosi. Non mi hanno abituato al lusso. Diciamo un’educazione molto da Repubblica Romana”.

Ed ecco come lui ha educato i suoi due figli: “Sono stato un po’ distante quindi quando sono con loro cerco di essere il più possibile affettuoso, soprattutto quando erano piccoli, ovviamente adesso non hanno più bisogno o hanno meno bisogno, però mi rendo conto che avrei dovuto dedicare a loro più tempo”.

Infine Valditara ha discusso in merito al ritorno a scuola: “La scuola avrà altre novità. Ce ne saranno di ulteriori che annunceremo i primi di settembre ma soprattutto devo dire a voi ragazze e ragazzi che state iniziando un percorso che vi accompagnerà nel corso degli anni a realizzarvi, a costruire la vostra autonomia e il vostro grado di responsabilità che poi in fondo è la vera maturità. E allora abbiate rispetto dei vostri docenti, guardate con il sorriso i ragazzi e le ragazze che vi stanno attorno, i vostri compagni, compagni di un’avventura straordinaria. E soprattutto metteteci l’impegno perché valete tanto. Avete tutti, ognuno di voi, delle straordinarie potenzialità diverse, per fortuna diverse. Chiedete alla scuola di individuarle e di valorizzarle e per parte vostra metteteci impegno e responsabilità, poi non avrete ostacoli, andrete ovunque”, ha concluso.

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