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Aggiornato il 19.03.2026
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Valutazione scolastica: misurare e valutare non sono operazioni antitetiche, sono in rapporto dialettico. Corsini: “Ce lo ha insegnato Aldo Visalberghi 70 anni fa” [INTERVISTA]

Misurazione e valutazione è il libro con cui nasce in Italia la riflessione sulla valutazione scolastica.
Lo scrisse 71 anni fa Aldo Visalberghi su espressa richiesta di Adriano Olivetti e venne pubblicato nelle Edizioni di Comunità nel giugno del 1955.
Di questo libro, e di tutta la ricerca che da esso si è sviluppata, parliamo Cristiano Corsini, profondo conoscitore della pedagogia visalberghiana e docente di pedagogia sperimentale alla Università di Roma.

Professore, vale ancora la pena leggere Misurazione e Valutazione, a 70 anni di distanza?

Questo libro esce a metà degli anni 50 assieme ai lavori di altri due grandi padri dello sperimentalismo come Luigi Calonghi e Francesco De Bartolomeis. Il dato interessante è queste sono tre anime diverse, una liberal socialista (Visalberghi), una marxista (De Bartolomeis) e una cattolica (Calonghi) che nel complesso avvertono gli stessi problemi e propongo ipotesi di soluzioni in buona parte convergenti.

Veniamo al lavoro di Visalberghi: qual è a suo parere l’elemento più originale?

Uno degli aspetti più interessanti che rende inattuale ma al tempo stesso attuale questo testo è che è si tratta di una ricerca che fondamentalmente sfida prassi e idee consolidate.
Visalberghi ha avuto un grandissimo merito cioè quello di farci comprendere che in pedagogia si possano e anzi si debbano mettere in discussione non solo i mezzi, ma anche i fini. Con Visalberghi, che era un autentico deweyano, lo sperimentalismo pedagogico si intreccia con i problemi della politica scolastica.

Il titolo del libro di Visalberghi è “Misurazione e valutazione”, ma non sarebbe stato più giusto intitolarlo “Misurazione o valutazione”, anche per sottolineare che si tratta di due strade alternative?

Assolutamente no, Visalberghi non avrebbe mai accettato il dualismo tra ciò che va misurato e ciò che viene valutato. Visalberghi mette la misurazione al servizio della valutazione.
Non solo, ma, a dispetto del titolo non sarebbe neanche giusto dire che la misurazione precede semplicemente la valutazione; Visalberghi lo spiega chiarendo che in realtà prima di ogni misurazione ci sono degli atti di valore, delle scelte valoriali, ci sono precedenti valutazioni, quindi il il rapporto è dialettico in senso alto, è un rapporto transattivo.

Per Visalberghi la valutazione può essere oggettiva?


Visalberghi spiega che in realtà non è possibile una valutazione assolutamente oggettiva, l’oggettività può essere intesa come affidabilità ed equità.

Cosa c’è di visalberghiano nella sua produzione scientifica?


Hanno inciso la sua lettura del rapporto tra fatti e valori, la sua specifica visione del rapporto tra misurazione e valutazione; e infine trovo del tutto condivisibile l’attenzione alla dimensione contestuale del processo valutativo, anche in riferimento alle sue ricadute in termini di giustizia sociale.
Credo che questo sia un elemento fondamentale perché Visalberghi oltre ad essere stato un grandissimo pedagogista è stato anche un partigiano, nel momento in cui i Tedeschi fanno il loro ingresso a Roma lui è lì ad accoglierli e non certamente con mazzi di fiori, ma con le armi. Questa dimensione, a mio avviso, si è sviluppata secondo le regole del confronto scientifico, ma anche con grande attenzione alle ricadute della ricerca in termini di equità e di giustizia sociale. Ecco, questi elementi ho provato a tenerli in considerazione nel mio lavoro.

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