Oggi, 29 ottobre, è stato presentato presso la Sala Aldo Moro del Ministero dell’Istruzione e del Merito, a Roma, il nuovo rapporto, il diciassettesimo, dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca. Durante la presentazione, dal titolo “La bussola globale: l’internazionalizzazione al centro dell’agenda scolastica“, si è svolta la premiazione delle 5 scuole modello per l’internazionalizzazione.
A partecipare alla tavola rotonda Sabrina Capasso, Direttore Generale Affari internazionali e internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione, MIM, Roberto Ricci, Presidente INVALSI, Elisa Briga, Segretaria Generale EFIL (European Federation for Intercultural Learning) e Antonello Giannelli, Presidente ANP Associazione Nazionale dei Dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.
Ad intervenire anche Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Doxa, che nell’illustrare i dati ha detto una frase particolare: “Gli insegnanti prima agivano da freno, gli insegnanti erano preoccupati per il recupero al ritorno dei viaggi dei ragazzi. I docenti stessi ora partecipano ai programmi di mobilità”.
Carmela Palumbo del Mim si è detta “colpita dal “numero di scuole che hanno aderito. Il fatto che siano sempre di più è una spia sull’atteggiamento verso l’internazionalizzazione. Il 21% rappresenta scuole nuove: è un dato molto positivo”.
“L’internazionalizzazione non è più un valore aggiunto ma è ormai fondante nella scuola italiana. Le scuole hanno percepito come le tematiche dell’internazionalizzazione si collegano all’educazione civica”, ha aggiunto.
Tutti i docenti vanno coinvolti, no a colleghi che trascinano gli altri: questo uno dei messaggi mandati, durante la presentazione. “Il docente che parte in mobilità torna entusiasta, ma non è facile avere docenti disposti a partire”.
Roberto Ricci, presidente INVALSI, ha lasciato un messaggio: “Una scuola sempre più aperta al mondo, alle esperienze internazionali. L’89% delle scuole secondarie di secondo grado vi partecipa. Le competenze solide acquisite diventano uno strumento per poter accedere a opportunità. Il ruolo dei docenti è fondamentale”.
“Il 62% delle scuole vede i docenti coinvolti in questo tipo di relazioni internazionali, con una crescita rispetto al 2025. La valorizzazione delle competenze linguistiche che porta ad un miglioramento di queste relazioni è un’occasione per rafforzare gli apprendimenti”.
“Quasi la metà delle scuole usa strumenti vari per misurare le competenze maturate. Questo restituisce il quadro di una scuola aperta. Una cosa molto importante è che quasi il 90% delle scuole ha nel Ptof temi di internazionalizzazione. I dati ci danno l’idea di un percorso in atto da tempo. Oggi l’internazionalizzazione è rilevante anche per coloro che rimangono in un ambiente locale. L’internazionale e il nazionale hanno oggi rapporti di mutuo scambio”.
“La questione dei docenti: forse ora non se ne occupano più solo gli insegnanti di lingua come voleva il pregiudizio, ma tutti. Questo è un dato positivo”, ha detto Mattia Baiutti, segretario generale di Fondazione Intercultura.
Elisa Briga, Segretaria Generale EFIL (European Federation for Intercultural Learning), ha detto: “Per gli insegnanti l’esperienza internazionale è importante. L’Unione Europea pubblicherà un documento a novembre su questo, si tratta di un aspetto centrale. Bisogna rendere la mobilità più ‘semplice’ dal punto di vista burocratico. La mobilità va promossa durante gli studi degli insegnanti”.
Ecco le parole del presidente Anp Giannelli: “Finalmente l’internazionalizzazione è presente costantemente nella vita delle scuole. Tutto il mondo va verso questa direzione. Il fatto che lo fanno anche le scuole ci dice che questo concetto sta entrando nella vita di tutti”.
“Gli alunni che saranno adulti stanno facendo questa esperienza di dialogo con loro coetanei in altre realtà. Forse sembra banale nell’epoca dei social. Un tempo si era legati all’intraprendenza del singolo docente, ora è qualcosa di sistemico”.
“C’è quindi un ruolo anche per i dirigenti scolastici. Io ho sempre voluto vedere il dirigente come un regista. Si è parlato di presidi-sceriffo, io invece lo vedo come un regista. Spesso è più facile che ci possano essere film di qualità magari non attori sconosciuti, rispetto a film con attori fuoriclasse però non ben coordinati”.
“Il dirigente scolastico deve cogliere le opportunità, deve oliare la macchina, per fare in modo che il personale faccia il suo lavoro al meglio. Il dirigente deve essere il primo convinto nella questione dell’internazionalizzazione. I colleghi sono ben votati a questo. Noi portiamo avanti l’idea del middle management. Nelle scuole c’è un distacco tra docenti e dirigenti che è eccessivo, ci servono figure intermedie che si occupano anche di attività relative all’internazionalizzazione. Anche stavolta in Legge di Bilancio questa richiesta non è stata recepita”.
“Un’altra questione che merita di essere evidenziata è la valutazione dell’esperienza. Siamo grandi improvvisatori, spesso scuole eccezionali sono legate a grandi individualità, il problema è mettere a sistema le grandi idee. Magari in una scuola c’è un docente bravo, quando se ne va si smette di fare le cose. Questa sorta di artigianalità è un limite”.
“Auspico che nel prossimo Rapporto sia importante l’aspetto della valutazione. Penso che ci possa essere un modo per fare avere accrescimento culturale anche a chi non parte, con una riflessione di classe scolastica”.
“Il fatto che nella valutazione dei dirigenti ci siano punti da guadagnare sull’internazionalizzazione ha spinto in positivo. La valutazione quindi è stata positiva: non serve a valutare i dirigenti per dare qualche soldo in più, serve a migliorare il sistema”.
“Uno degli aspetti che stanno funzionando è proprio l’internazionalizzazione. Penso che bisogna coinvolgere sempre più scuole, sarebbe preferibile che aumentassero. Chi va all’estero poi deve recuperare? Luogo comune retrogrado, bisogna superare i luoghi comuni. Viaggiare, conoscere gli altri, aumenta le soft skills”.
“Il mondo si deve basare sulle competenze relazionali. Non si deve passare all’eccesso opposto ovviamente. Il mio augurio non è solo avere più scuole che fanno progetti internazionali, l’obiettivo è sviluppare in tutti questa importanza del doversi relazionare con tutti”.
Il rapporto mostra un quadro in forte crescita: l’internazionalizzazione entra nel PTOF Il Rapporto 2026 dell’Osservatorio Nazionale sull’internazionalizzazione delle Scuole e la Mobilità Studentesca, presentato il 29 ottobre 2026 al Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) da Fondazione Intercultura ETS e Ipsos Doxa, traccia il profilo di una scuola italiana sempre più aperta all’Europa e al mondo.
L’Indice medio di internazionalizzazione ha raggiunto 53 punti su 100, evidenziando un progressivo e positivo livellamento del divario da parte degli Istituti Tecnici (48) e dei Professionali (47) nei confronti degli Istituti di Istruzione Superiore (56). Per i docenti, questo sviluppo si traduce in un contesto istituzionale sempre più favorevole alla progettualità globale: l’88% delle scuole inserisce l’internazionalizzazione nel proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF, con una crescita di 5 punti percentuali), l’86% dispone di un referente interno dedicato e il 61% risulta già accreditato al programma europeo Erasmus+.
L’apertura internazionale della scuola costituisce un’importante opportunità di aggiornamento per l’intero corpo docente. Nell’ultimo triennio, l’84% degli istituti ha promosso corsi di formazione linguistica rivolti agli insegnanti. Inoltre, cresce il numero di scuole in cui i docenti partecipano direttamente a esperienze di mobilità internazionale per motivi di apprendimento e aggiornamento, acquisendo competenze spendibili in aula e confrontandosi con altri sistemi educativi. Dalle rilevazioni dell’Osservatorio emerge una precisa richiesta da parte del personale docente: la necessità di disporre di ulteriori strumenti didattici e metodologie di valutazione focalizzati sull’internazionalizzazione, a fronte di esigenze prevalentemente gestionali e normative espresse dai dirigenti scolastici.
Le dinamiche di internazionalizzazione impattano direttamente sulla didattica d’aula e sull’offerta linguistica delle scuole: