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19.03.2026

“Vieni e spaccagli la faccia”, prof aggredito da papà pronto a ritirare querela in caso di scuse: lui si rifiuta e rischia il processo

Uno dei tanti casi di violenza sui docenti da parte di genitori sta avendo importanti risvolti giudiziari. L’episodio risale al dicembre 2024: uno studente del leccese, ammonito più volte per comportamenti scorretti, ha telefonato da scuola al padre dicendogli di andare a spaccare la faccia al professore.

Come riporta Il Corriere della Sera, il genitore, accompagnato dal figlio maggiore, non se lo è fatto dire due volte. L’uomo si è recato prontamente a scuola e ha aggredito verbalmente l’insegnante, che si è dovuto rifugiare in bagno e ha chiamato il 112.

Lo studente si è ritirato da scuola

Il docente è riuscito a lasciare la scuola scortato fino all’uscita della città, solo grazie all’intervento della polizia locale. Il giorno successivo, lo studente è rientrato a scuola come se nulla fosse, prima di essere sospeso nei giorni seguenti per due settimane a causa di un’altra lite con un compagno, per poi ritirarsi definitivamente dall’istituto.

Nei giorni scorsi, il padre e il figlio maggiore sono stati raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che precede la probabile richiesta di rinvio a giudizio. La Procura minorile, invece, ha già chiesto il processo per l’ex studente 16enne, con udienza preliminare fissata per l’11 maggio.

In un primo momento il padre si era detto disponibile a scusarsi, mentre il docente era pronto a ritirare la querela davanti a un gesto concreto di pentimento. Le scuse, però, non sono mai arrivate e la vicenda ha così seguito la strada giudiziaria.

La solidarietà di Valditara

All’epoca il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva telefonato al dirigente scolastico dell’istituto esprimendo solidarietà e promettendo misure più dure per punire chi aggredisce il personale scolastico.

Le novità del Decreto Sicurezza 2026

Il decreto Sicurezza 2026 prevede un inasprimento delle sanzioni per le aggressioni ai presidi e ai docenti, che vengono di fatto equiparati al personale sanitario (e alle forze dell’ordine, per cui già vale).

Come riporta Italia Oggi, il decreto legge sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri del 5 febbraio 2026, trasforma in un reato autonomo le lesioni a dirigenti e docenti e le punisce con la reclusione fino a cinque anni, se lievi, fino a dieci anni, se gravi, e fino a sedici anni, se gravissime. Il decreto, con una modifica all’articolo 380, comma 2, lettera a-ter, del codice di procedura penale, aggiunge che in caso di lesioni personali ai danni di un dirigente scolastico o a un membro del personale docente della scuola è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

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