Ne ha parlato a lungo tutta la stampa francese, adesso è ufficiale: a partire dal 3 luglio scorso è vietato esporre agli schermi i bambini degli asili nido di tutto il Paese. Lo intima un decreto della Ministra della Salute Catherine Vautrin, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nel quale si legge che “è vietato esporre i bambini minori di 3 anni davanti a uno schermo (smartphone, tablet, computer, televisione) tenuto conto dei rischi per il loro sviluppo.” Nel decreto precedente del 23 settembre 2021, la frase iniziava con un più blando “non è raccomandabile esporre i bambini….”, adesso invece la raccomandazione si trasforma in divieto.
La ministra della Salute riafferma dunque la sua volontà, da tempo espressa, di stendere una sorta di cordone sanitario tra i bambini più piccoli e i nuovi ‘mostri’ che li insidiano, gli schermi di ogni specie.
È un modo per far circolare tra la gente l’idea che questo non si fa, che è disdicevole – ha dichiarato alla stampa Catherine Vautrin – come nel caso del cosiddetto divieto di sculacciata, diventata legge dello stato nel 2019, nella quale si affermava che l’autorità genitoriale si esercita senza violenza fisiche o psicologiche.
Il decreto ministeriale è la tappa finale di un percorso avviato l’anno scorso a gennaio dal Presidente Macron che aveva chiesto a una commissione di esperti di studiare e valutare gli eventuali rischi di una esposizione precoce dei bambini agli schermi. La commissione – composta da dieci membri tra psicologi, neurologi e docenti universitari specialisti in comunicazione – ha prodotto in tre mesi un Rapporto che in buona sostanza non fa che ribadire quello che per la comunità scientifica internazionale era già un’evidenza: l’esposizione agli schermi contribuisce all’insorgere di vari disturbi e patologie come i disturbi del sonno, l’obesità derivante dalla mancanza di attività fisica per il troppo passato davanti a uno smartphone o a un computer, la miopia e possibili retinopatie legate alla luce blu emessa dai dispositivi elettronici.
Gli esperti estensori del Rapporto non negano i benefici della tecnologia che ha la capacità di emancipare i ragazzi, di liberarli, facendoli accedere più facilmente alla conoscenza. Nel preambolo, mettono anche in evidenza che la Rete è un fattore importante di uguaglianza sociale perché dà accesso alla stessa conoscenza, qualunque sia l’ambiente da cui ci si connette.
Di contro, gli studiosi non possono tacere i pericoli del Web e del prolungato tempo di connessione e di esposizione visiva ai dispositivi : l’accesso agli schermi senza alcun controllo è deleterio per tutti, a maggior ragione per i più piccoli che non hanno ancora la consapevolezza necessaria per comprendere quali siano i siti, i social, i gruppi in cui è più probabile fare brutti incontri. Non soltanto, dunque, rischi per la salute fisica – che già da soli pongono il problema – ma anche per quella mentale e per le relazioni sociali che potrebbero trasformarsi in legami tossici e nocivi.
I consigli finali del Rapporto sono precisi: niente schermi fino a tre anni, massima protezione fino ai sei e poi no al telefonino fino a 11 anni, telefonino senza connessione internet fino ai 13 e via libera soltanto a 15 anni, ma sempre sotto stretto controllo degli adulti.
Il problema – aggiungiamo noi – sta proprio in quest’ultima considerazione. Perché se è vero che i bambini e gli adolescenti devono essere controllati e protetti, chi controllerà e proteggerà gli adulti, che spesso sono le prime vittime della dipendenza da smartphone e social?