La storia di Sandro Mazzola non comincia a San Siro, ma molto prima, tra le strade di Milano, l’oratorio e i banchi di scuola. Il campione della Grande Inter, morto oggi, sabato 19 settembre a 83 anni, lascia il ricordo di un calciatore entrato nella storia, ma anche quello di un ragazzo che imparava a dividere il tempo tra libri e pallone. Un aspetto della sua vita che oggi, nel giorno dell’addio, assume un significato particolare per il mondo della scuola.
Mazzola studiava ragioneria all’istituto Pietro Verri di Milano. Lo racconta Repubblica, ripercorrendo la sua giovinezza milanese: dopo i primi calci all’oratorio di San Lorenzo e il provino all’Inter a soli 12 anni, Sandrino continuò il suo percorso scolastico mentre il calcio diventava sempre più importante. Non era ancora la leggenda che sarebbe diventata. Era uno studente con i suoi impegni, le sue interrogazioni e un sogno che cominciava a prendere forma. E proprio la scuola rimase una parte di quella crescita, accanto agli allenamenti e alle prime partite.
C’è un episodio che racconta meglio di molti altri quanto fossero intrecciati, nella sua adolescenza, scuola e calcio. La Gazzetta dello Sport ha ricordato che il 10 giugno 1961, il giorno della celebre partita Juventus-Inter finita 9-1, Mazzola aveva in programma tre interrogazioni. La mattina lasciò la scuola e raggiunse Torino in taxi per giocare quella partita, nella quale segnò anche l’unico gol dell’Inter.
Ma il legame di Mazzola con l’educazione non apparteneva soltanto ai suoi anni da studente. Nel 2014, durante un incontro organizzato dall’Azione cattolica a Legnano, parlò ai ragazzi del valore educativo dello sport. LegnanoNews ricorda il suo invito a lasciare ai giovani la libertà di giocare, dribblare e inventare, ma anche a chiedersi il perché delle proprie scelte e a cercare dentro di sé energie e capacità.