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Aloisio (5Stelle): Azzolina ha ragione, l’educazione sentimentale ormai è una priorità

Dopo i tanti casi che si sono verificati nel web, in cui la donna è diventa non solo oggetto ma anche strumento di oscure perversioni e morbose attenzioni da parte di gruppi più o meno numerosi di guardoni, la politica si muove per frenare o quantomeno arginare il fenomeno con alcune opportune iniziative, come oscurare i siti che si occupano di “osceno” o di perseguire i tenutari di questi portali.

Nel dibattito, come è noto, si è inserita anche l’ex ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, che punta, come tanti altri, a fare prevenzione contro le derive sessiste,  cominciando dalla scuola, e dunque implementando finalmente l’educazione sentimentale, come materia curricolare e senza il consenso dei genitori, come propone il ministro Valditara.

Il consenso infatti, se per un verso offende l’istituzione, giudicandola immatura e non del tutto affidabile gestire la materia, dall’altra non tiene conto della diversa lettura che ogni famiglia può dare alla nuova disciplina, pensando soprattutto, per esempio, a quelle persone, padri di famiglia, che davano in pasto le mogli ai guardoni del web (il caso del gruppo Facebook “Mia Moglie”)  o a quegli altri che hanno intasato i siti con donne  parlamentari, ma anche comuni, riprese proditoriamente nella loro intimità (la piattaforma “Phica.net”).

È allora partita, dalla senatrice 5Stelle Vincenza Aloisio, una nota incentrata proprio su questi argomenti e dunque sulla necessità di investire la scuola di tali problematiche, facendo riferimento proprio alla proposta di Lucia Azzolina:  “La proposta odierna dell’ex ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, secondo cui urge introdurre l’educazione emotiva nelle scuole, è una priorità civile e democratica che sostengo da inizio legislatura, anche attraverso il deposito di un disegno di legge a mia prima firma presentato il 27 dicembre 2024 e rafforzato anche alla Camera dalla collega Stefania Ascari. 

“La vicenda delle foto rubate e diffuse sui social, accompagnate da insulti sessisti e misogini, mostra una ferita aperta della nostra società: serve educazione al rispetto, al consenso e all’uso responsabile delle tecnologie. Non si può più rimandare: l’educazione emotiva non è un dettaglio, è la base per scuole più sicure, studenti più consapevoli e una convivenza civile migliore affinché si possa imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni. È tempo di passare dalle parole ai fatti: bisogna investire risorse, formazione e strumenti concreti per intercettare precocemente segnali di difficoltà, prevenire bullismo e proteggere la dignità di ogni studente. 

“Purtroppo, a oggi, il governo resta prigioniero degli annunci senza concretezza. 

“Se da un lato il ministro Valditara propone l’educazione al rispetto e alla parità di genere negli istituti scolastici, dall’altro quest’intenzione resta priva di un reale contenuto operativo e di una cornice normativa chiara. 

“L’educazione emotiva, con alfabetizzazione digitale e coinvolgimento delle famiglie, è una battaglia di dignità che non può essere rinviata. Per questo motivo, il progetto ministeriale circa il consenso informato nelle attività scolastiche rischia di barrare l’autonomia educativa alimentando l’ingerenza delle famiglie in un terreno che deve restare scevro da pressioni familiari, politiche o mediatiche. In parallelo al dibattito istituzionale, cresce la necessità di affrontare in modo rigoroso i rischi digitali che coinvolgono i più giovani. 

“Sempre più casi di adescamento e diffusione di contenuti inappropriati hanno portato a nuove segnalazioni sugli strumenti digitali usati quotidianamente. Occorre un rafforzamento delle competenze di alfabetizzazione digitale nelle scuole, inclusa l’individuazione precoce di segnali di grooming e di contesti in cui i minori possono essere esposti a contenuti dannosi”. 

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