Un’altra aggressione a scuola, ancora con un’arma da taglio: in una scuola di un paese della provincia di Pisa una ragazzina di soli dodici anni ha usato un paio di forbici per colpire una compagna al collo, durante l’ora di educazione fisica.
Come riporta La Nazione, la 12enne avrebbe invitato la compagna nel bagno della scuola con la scusa di mostrarle qualcosa, ma qui l’avrebbe colpita al collo con le forbici. La ragazza aggredita è stata immediatamente soccorsa e trasportata in codice giallo – dunque grave, ma non sarebbe in pericolo di vita – in ospedale.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno avviato le indagini per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. La ragazzina che ha aggredito l’altra si trova coi genitori in caserma.
La scuola sta diventando un campo di battaglia? Questo è ciò che viene da pensare soprattutto dopo che il 25 marzo, una docente di 57 anni è stata accoltellata da uno studente di tredici anni a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è subito intervenuto, da Parigi, con una nota in cui ha parlato di “un fatto di una gravità sconvolgente”, mettendo subito l’accento sulle norme che potrebbero fermare la violenza a scuola.
“Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal Governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica”, queste le sue parole. La reazione di Valditara di fronte a casi del genere, che purtroppo sono frequenti, è quasi sempre la stessa: il ministro si dice sempre pronto ad applicare norme più severe contro violenze e aggressioni.
A gennaio 2026, dopo l’uccisione di uno studente, accoltellato a morte da un compagno, a La Spezia, Valditara ha parlato di metal detector a scuola: “Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”, queste le sue parole.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.
Poi, è stata pubblicata una direttiva in cui dei Ministri Piantedosi e Valditara alle prefetture e agli USR. Su richiesta dei dirigenti, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, insieme ai prefetti, si potrà decidere di fare dei controlli all’ingresso delle scuole.
Ma siamo sicuri che aumentare le pene sia la soluzione? A chiederselo il nostro vicedirettore Reginaldo Palermo, in un bell’articolo/riflessione.