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Alunna anonima tappezza via con volantini contro la scuola, il post virale: “Trovate le persone più apatiche per insegnare”

Un’aspra critica contro il sistema scolastico italiano: così si può riassumere la lettera con cui una studentessa, rimasta anonima, ha tappezzato una strada a Faenza, quella da cui si accede alla sua scuola. La missiva è piena di attacchi all’istituto e al sistema scuola in generale.

Lo sfogo

Ecco cosa ha detto la ragazza, secondo quanto riportato da Faenzanet: “Entro in classe e vedo sempre la stessa cosa: studenti che non vedono l’ora di andarsene, che odiano la scuola e i professori, che hanno male allo stomaco prima di verifiche e interrogazioni per l’ansia, che odiano il fatto di dover imparare a memoria qualche pagina che verrà rigurgitata in faccia a un insegnante per un voto inutile, per poi essere dimenticata neanche una settimana dopo. Qui non sto parlando solo di voi, ma di tutte le scuole italiane. Se davvero vi importasse degli studenti, delle ‘giovani menti che guideranno il paese’, non ci insegnereste le solite st*****e ogni anno, e non assumereste un cretino per insegnarci. Parliamo di questo infatti, degli insegnanti: perché non abbiamo ancora implementato degli psicologi nelle classi? Potrebbero essere degli insegnanti di sostegno per gli studenti, e potrebbero monitorare gli insegnanti. Esatto, gli insegnanti. Non gli studenti. Perché ancora non mi capacito di come a volte riusciate a trovare le persone più narcisiste, più stupide, stolte, ignoranti, e apatiche per insegnare a noi studenti. E ovviamente non potete fargli nulla, no assolutamente, perché questi poverini sono ‘di ruolo’, quindi finché non commettono un reato possono fare quello che vogliono nelle mura scolastiche: fregarsene della psiche degli studenti, trattare bene alcuni invece di altri, alzare la voce a dei ragazzini, tenere il muso e a volte dare punizioni così fastidiose da farti odiare la scuola per almeno altri 50 anni. E per niente.

Perché le punizioni non funzionano quasi mai, soprattutto se fatte a una classe intera. Invece di bacchettare gli insegnanti, bacchettate gli studenti, facendoci odiare questo posto ancora di più. Come ad esempio quella stupida regola dei telefoni nelle cassette: invece di insegnarci che se vogliamo maturare dobbiamo smettere di usare il telefono in classe per nostro volere, dato che in un posto di lavoro sarebbe un licenziamento istantaneo, ce lo avete semplicemente vietato, non dobbiamo neanche ragionarci per conto nostro, è solo un’altra regola per farci seguire quella lezione della quale non mi rimarrà niente. Invece di usare quei soldi per migliorare il personale o per migliorare il metodo di insegnamento, la scuola italiana li ha usati per costruire delle cassette di plastica che non cambieranno niente, dato che se davvero mi voglio distrarre lo farò in un altro modo. Sapete quanti insegnanti ho veramente apprezzato nella vostra scuola? Che mi hanno veramente insegnato qualcosa? Due.

Due sole insegnanti mi hanno fatto ricordare le cose che mi hanno insegnato con passione e interesse. Mentre alcuni sono bravi, altri sono solo decenti, inutili o addirittura insopportabili. All’inizio mi piaceva la vostra scuola, ora ho finito con l’odiarla. Come tutte le altre scuole nelle quali sono andata. Se chiedete a qualsiasi studente cosa pensa delle scuole italiane vi dirà solo che fanno schifo, probabilmente ridendo. Eppure la conoscenza è potere, e voi siete quelli che dovrebbero insegnarcela, non con pagine e pagine di informazioni da imparare e dimenticare, una dopo l’altra, giorno dopo giorno, senza pausa, solo stress. Ci insegnate che per essere intelligente devi solo saper memorizzare tante pagine, se non ci riesci sei stupido, e vieni bocciato anche in una scuola di graphic design, dove non credete che siamo venuti per, non lo so, disegnare? Ovvio che la cultura generale serve, ma le ca***te che ci insegnate non vanno imparate TUTTE a memoria, perché così le dimentico il giorno dopo, non credete? Come con le formule, dove neanche i professionisti sono capaci di ricordarsele perfettamente senza una guida, io invece dovrei riuscirci solo con la mente? E poi, forse se mi faceste partecipare alla lezione attivamente, facendomi interessare all’argomento senza l’ansia di dover imparare tutto, allora mi potrei anche ricordare qualcosa, magari appassionarmi all’argomento. Non è un messaggio solo per voi, ma a voi e a tutte le scuole italiane: Fate schifo. Da far stare male. Quindi c’è un motivo se i vostri piccoli studentelli dicono che odiano la scuola, e poi vi lamentate pure se cresciamo ignoranti. Non siamo negli anni ’50 dove ci potete semplicemente menare per farci stare buoni, e se davvero vi interessa tanto degli studenti: Fate qualcosa di utile, non fate solo finta”.

La scuola deve cambiare?

C’è bisogno di una rivoluzione nella scuola? Secondo quanto emerge dagli ultimi episodi di protesta alla maturità, che hanno tenuto banco per settimane, sembrerebbe di sì: gli studenti hanno boicottato l’orale dell’Esame di Stato per dire che per loro la scuola va cambiata, dovrebbe diventare più empatica, abbandonare l’impostazione che la vede basata sulla fredda valutazione numerica.

Ma quali sono i problemi della scuola? Verso dove si dovrebbe andare? Dopo aver sentito una docente, commissaria interna all’esame di maturità quest’anno, a favore della protesta, abbiamo deciso di sentire l’opinione di una dirigente scolastica di Novara, Barbara Maduli, anche lei nel mondo della scuola da ben 35 anni, ex docente di lettere. A lei abbiamo chiesto se possa esistere una ricetta, o almeno uno spunto per cambiare la scuola.

“Evidentemente la didattica trasmissiva non funziona più. Ma ormai da tempo. L’ideale sarebbe poter avere uno stile di insegnamento di tipo laboratoriale che permetta agli studenti di diventare protagonisti del setting di apprendimento. Senza dubbio il docente deve aggiornare la sua cassetta degli attrezzi”.

“Il docente deve arrivare a capire che non basta più trasmettere un sapere, ma bisogna curare due aspetti molto importanti che sono quelli della comunicazione e della relazione empatica. Deve fare un’altra cosa molto importante: incoraggiare tutti i suoi studenti, far capire loro che sono al centro della sua attenzione e del suo interesse, minimizzando i loro errori ed esaltando i loro successi. In sintesi: gli insegnanti devono far capire ai loro studenti che sì, le difficoltà ci sono, che il percorso di crescita e apprendimento è impegnativo, ma che ce la possono fare, che loro sono lì, presenti, ogni giorno, e che camminano al loro fianco, per aiutarli e sostenerli. Solo così gli insegnanti potranno ‘insegnare’ veramente, ossia imprimere un ‘segno’ positivo nei loro studenti, promuovendo la loro autostima e auto-efficacia e facendo emergere il loro potenziale nascosto. Solo così potranno diventare, a tutti gli effetti, leader educativi, facilitatori efficaci e punto di riferimento valoriale nelle loro classi. Io per arrivare a elaborare una mia idea, una mia visione della scuola che possa essere a 360°, una visione olistica che tenga conto di tutti i fattori che entrano in gioco nel rapporto pedagogico, didattico ed educativo e nelle relazioni reciproche all’interno della scuola, ho fatto un percorso mio personale, che mi ha portato a conseguire un master triennale di counseling a orientamento gestaltico esperienziale, presso il CIG (Centro Italiano Gestalt) e adesso sto per laurearmi in psicologia”.

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