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Aggiornato il 25.07.2025
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Protesta Maturità, una prof: “Se capitasse a me? Darei punti per Educazione Civica. Spunto all’orale? Farsa” – INTERVISTA

Tutti di recente hanno parlato di scuola, anche i meno esperti, soprattutto dopo il boom mediatico dei casi di scena muta all’orale di maturità. Spesso, però, se ne parla senza cognizione di causa, senza sapere esattamente cosa accade dietro le quattro mura degli edifici scolastici.

Per questo abbiamo scelto di dare voce a Cristina Agazzi, una docente con alle spalle 35 anni di esperienza, in cattedra da quando ne aveva 23, che quest’anno ha svolto il ruolo di commissaria interna agli esami di maturità.

Si tratta di una docente che scrive da anni di scuola su La Ragione e su quotidiani locali, ha collaborato a uno dei testi di matematica più diffusi in Italia, ha un canale YouTube in cui fa lezioni di matematica e fisica per i ragazzi: un’insegnante appassionata intenzionata a rendere la scuola migliore.

Qualche giorno fa abbiamo riportato una sua lettera inviata al giornale locale Il Nord Est in cui si è detta favorevole alla protesta della maturità di quest’anno, raccontando la sua esperienza agli esami di stato di quest’anno. Le abbiamo fatto qualche domanda in merito.

Cosa dovrebbe fare la commissione davanti ad uno studente che fa scena muta all’orale di maturità, a suo avviso?

“Se si tratta di ansia del ragazzo, cercherei di metterlo a proprio agio. Se non sa niente e ha un atteggiamento strafottente, lo rimprovererei per il disimpegno. Se invece mi capitasse di avere un ragazzo che fa scena muta per protesta lo ascolterei, gli chiederei le ragioni del suo gesto e cosa secondo lui cosa si potrebbe fare per migliorare. Io questa cosa la vedrei come parte di colloquio, come Educazione Civica, e quindi gli darei qualche punto per questo se lui motivasse e dicesse gentilmente le ragioni della sua scelta”.

Da docente ed educatrice, cosa suggerirebbe al ministro Valditara che vuole riformare la maturità?

“Io abolirei l’esame di maturità. Si spendono soldi (più di 200 milioni) che potrebbero essere usati per corsi di recupero, per aiutare i ragazzi bisognosi nelle gite, per fare corsi di teatro e musica nelle scuole. Farei uscire i ragazzi con il loro voto. C’è nella Costituzione? Si cambia. Le Università non ne tengono più conto. Fanno i test d’ingresso durante l’anno scolastico. L’unico valore che potrebbe avere per un ragazzo è il farsi ascoltare da sette adulti che sono lì per lui. Ma certi docenti non fanno tanta attenzione e riducono l’orale a una cosa velocissima. Si crea una recita tra i commissari, quello buono e quello contro i ragazzi. Io lascerei i voti reali degli studenti a fine anno oppure farei magari la media dei cinque anni e se fosse proprio necessario un esame farei portare al ragazzo un argomento che gli è piaciuto negli anni, collegandolo anche alla realtà, all’attualità, dialogando coi docenti ed esprimendo il proprio punto di vista, ma senza interrogazioni come durante l’anno e senza la farsa dello spunto. Il voto complessivo d’esame non dà nessuna idea delle materie in cui lo studente eccelle e quelle in cui ha problemi, inoltre purtroppo regioni che vanno peggio nelle prove Invalsi hanno poi i voti più alti alla Maturità. Che valore ha un esame così?”.

“Mi sono trovata a maledire la mia mania di essere oggettiva e così rischiare di danneggiarli”, ha raccontato la sua esperienza da commissaria interna: avrebbe voluto invece “aiutare” i ragazzi?

“Mi sono trovata in ansia perché avevo ragazzi molto bravi. Abbiamo pochissimo tempo per la correzione degli scritti: ci spingono a fare tutti in fretta e questo è da denunciare. Mi sono pentita di essere stata troppo netta e realistica nei voti perché, mi dispiace dirlo, so che molte volte si alzano i voti per non fare rischiare al ragazzo di perdere l’anno o di perdere i bonus, si lascia copiare. Potevo farlo anche io, non sono una santa, ma mi accuso di non aver avuto tempo e lucidità per poter dare valutazione più complessiva. I ragazzi sono andati bene alla fine, ma purtroppo non sempre vengono valutati e trattati allo stesso modo, dipende troppo dalla Commissione, dall’esperienza del presidente e dei commissari. Io mi faccio prendere emotivamente, e se ci sono ingiustizie ho sensi di colpa. E non sono l’unica”.

L’appello al Ministro

La docente sta cercando di smuovere le coscienze, anche attraverso video pubblicati sui social: “Vorrei creare rete con colleghi e arrivare magari in televisione e al Ministro: è troppo sbagliato andare contro i ragazzi senza ascoltarli. Ad esempio con la riforma della condotta introdotta quest’ anno da valutare con otto in condotta si abbassa automaticamente il credito dovuto per la media dei voti: è un ricatto in mano ai docenti. Non si fornisce così l’autorevolezza agli insegnanti”.

“Ai ragazzi che crescono in famiglie disfunzionali o hanno problemi gravi non frega niente avere sette o otto in condotta, bisognerebbe agire con team di educatori e psicologi. Non è con il ricatto della condotta che si riesce ad ottenere l’interiorizzazione delle norme”, ha aggiunto.

“Il Ministro e molti docenti (come emerge anche da una inchiesta di Tecnica della scuola) sembrano voler andare verso una scuola in cui si privilegi a tutti i costi l’autorità e non l’autorevolezza. A questo proposito il Ministro ha affermato che dal prossimo anno se un ragazzo con già 60 non saprà nulla all’orale, ma starà zitto, verrà promosso, se farà scena muta per protesta verrà bocciato: è una cosa assurda. Se sarò presidente di Commissione l’anno prossimo farò obiezione di coscienza. Vorrei creare una rete di insegnanti per cercare di cambiare questa scuola ormai troppo vecchia e nozionistica e per dire che dobbiamo ascoltare i ragazzi: non è punendo che si fa scuola”, ha concluso.

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