In attesa dell’approdo del decreto scuola in Gazzetta Ufficiale, non prima di lunedì 28 settembre, cresce il numero di addetti ai lavori che esprimono dubbi e contrarietà sul provvedimento approvato dal Governo in settimana. Come Giliola Benatti, da 25 anni docente di Lettere e vicepreside dell’Istituto comprensivo Dosolo Pomponesco Viadana in provincia di Mantova, frequentata da 600 alunni tra scuola dell’infanzia, elementare e media: “i nuovi italiani sono una risorsa, se non ci fossero loro molte scuole chiuderebbero”, ha detto senza giri di parole all’agenzia Ansa.
“Quest’anno ho due terze medie – racconta la docente – in una ho 12 ragazzi su 19 nati da genitori non italiani, nell’altra 10 su 20. Qualcuno di loro è nato in Italia altri no ma parlano tutti bene l’Italiano tranne un neo arrivato, sono italiani a tutti gli effetti“.
Gli alunni della prof sono stranieri con origini varie: Cina, Albania, Romania, Marocco, India, Pakistan, Kossovo.
E durante la sua lunga esperienza di docente non le è mai capitato di avere una studentessa che indossa il burqa, il velo sì ma solo quello “e non ho mai visto con il burqa nemmeno la mamma di una studentessa o di uno studente”: una circostanza, evidentemente, comune considerando che secondo le stime della nostra testata giornalistica sarebbero non più di 500-600 le alunne che indossano il velo integrale: un’iscritta ogni 660 classi.
Quanto ai colloqui con i genitori, quando questi non sanno l’italiano, interviene il mediatore culturale. E poi ci sono gli insegnanti che impartiscono lezioni di italiano agli studenti che hanno bisogno del potenziamento linguistico: tra questi c’è anche un ex allievo, di origine indiana, che oggi frequenta l’università.
Tra gli studenti vicini alla sinistra, intanto, continua lo stato di mobilitazione: in una nota, l’Opposizione Studentesca d’Alternativa, l’Osa, definisce il decreto legge sulla scuola una “porcheria reazionaria, ma si è alzato un grido di lotta dalle scuole. Adesso la palla passa al Presidente della Repubblica Mattarella, cui spetta la firma finale di approvazione o meno sul decreto. Ma non rimarremo a guardare”. una nuova giornata di mobilitazione
Per dire no al decreto scuola, l’Osa ha anche programmato per lunedì 28 una nuova giornata di mobilitazione in tutte le scuole italiane. “Adesso la battaglia è aperta e non lasceremo un centimetro al governo di fascisti dentro in carica, che fa razzismo di stato ma non risolve i problemi veri. Ci vediamo nelle scuole. Studenti e studentesse uniti!”, conclude la nota studentesca.
Sulle quote del 30% massimo di alunni stranieri e sullo stop al burqa, però, dal Governo non hanno nessuna intenzione di tornare indietro. Anzi, FdI è pronta a scendere in piazza “per fermare la diffusione dell’integralismo islamico” e del velo integrale nei luoghi pubblici: sempre a partire dal 28 settembre, il partito guidato da Giorgia Meloni metterà in campo iniziative in tutte le regioni d’Italia e avvierà una nuova raccolta firme sul tema.
Il tutto, a pochi giorni dalla conferenza stampa in cui la Lega ha lanciato il suo “pacchetto contro l’Islam integralista” e la nuova campagna “nessuna resti nascosta“.
“Fdi procederà speditamente con l’approvazione della sua proposta di legge per estendere il divieto del velo integrale in tutti i luoghi pubblici – spiega la responsabile del dipartimento immigrazione del partito, Sara Kelany -. In Italia si rispettano le nostre leggi”.
Anche se si tratta di pochi casi, Kelany plaude “al governo che con il dl scuola ha vietato il velo integrale nelle scuole, perché – spiega – se è inaccettabile coprire il volto delle donne mortificandone l’identità, lo è ancora di più nei confronti delle bambine e delle giovani ragazze”.
Perché, conclude la leghista, “i valori di libertà, uguaglianza e parità tra uomo e donna non sono negoziabili. Assurdo che le sinistre, per mero tornaconto elettorale, non sposino una battaglia per la libertà delle donne e contro la sopraffazione dell’integralismo islamico”.
La Lega punta raccogliere firme proprio sulla proposta di legge a prima firma di Kelany che seguirà il suo iter alla Camera e si prefigge cinque obiettivi: stop al velo integrale in tutti i luoghi pubblici, punizioni severe per i matrimoni combinati, divieto di rilasciare dei certificati di verginità, controlli più stringenti sui luoghi di culto con maggiore trasparenza sui finanziamenti, chiusura temporanea “laddove si propagandino idee fondate su superiorità e odio”.
Le prime tappe in programma sono 20: si parte il 1° ottobre a Potenza e Matera, il 2 a Bari, il 3 a Perugia. Poi l’8 a Roma, il 10 a Trento, Genova, Aosta, Udine, Ancona e Padova. Si prosegue il 16 a Tortolì, Catanzaro e Campobasso, il 17 a Pescara, il 18 a Palermo, il 23 a Bologna e Firenze, il 24 a Torino, il 27 a Napoli e il 20 novembre a Milano, dove, ricordano dal Carroccio, la presenza di musulmani è altissima.