Il pensiero di Valditara su inclusione, integrazione, alunni disabili e alunni stranieri sembra prendere corpo anche se non è ben chiaro in che modo potrà essere attuato e realizzato.
Dopo le prime battute di qualche giorno fa (“la sinistra vuole l’inclusione, ma a scuola bisogna fare integrazione” era stata la sintesi del ragionamento), nelle ultime ore, il Ministro ha corretto il tiro.
Forse anche perché qualcuno gli ha ricordato che c’è un ddl della Lega all’esame della Camera che introduce proprio l’espressione “docente per l’inclusione” in sostituzione di “docente di sostegno”.
E quindi a conti fatti, l’inclusione non è una idea di sinistra.
Anzi, proprio nell’ultima intervista rilasciata al Corriere, Valditara ha precisato che se si parla di alunni con disabilità, è necessaria l’inclusione.
Parlando di stranieri è invece necessario fare riferimento piuttosto alla integrazione. Insomma il modello dovrebbe essere quello della “assimilazione”, come peraltro emerge anche dal testo delle più recenti Indicazioni nazionali, sia del primo sia del secondo ciclo.
Poiché nulla può e deve essere considerato immutabile, l’idea del Ministro è più che lecita e comprensibile, ma allora sarebbe necessario che gli uffici legislativi dei Ministeri coinvolti si dessero da fare per modificare il principio su cui oggi si regge la presenza degli alunni stranieri nella scuola italiana.
Ci riferiamo all’articolo 38 del decreto legislativo 286 del 1998, ovvero il Testo unico sull’immigrazione.
Ecco cosa dice al comma 3: “La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d’origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni”.
Che a noi sembra l’antitesi della logica di assimilazione che gran parte dell’area governativa vorrebbe.
Ma se davvero si intende perseguire questa strada (e sarebbe assolutamente legittimo perché il Governo ha il diritto – ma oseremmo dire il dovere – di dare risposta coerente alle richieste del proprio elettorato) allora non si sono molte alternative: il Testo unico sulla immigrazione, e in particolare l’articolo 38, va profondamente modificato. E non ci sarebbe nulla di strano visto che quel provvedimento di legge venne adottato proprio da uno dei Governi “più a sinistra” che l’Italia abbia avuto.