I docenti dovrebbero andare in pensione a 60 anni: il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico non demorde, la sua battaglia continua.
Un recente studio prodotto dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, come riporta La Repubblica, spiega che a livello europeo “quasi il 50% degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado sperimenta stress sul lavoro, mentre il 24% degli insegnanti riferisce che il proprio lavoro ha un impatto negativo sulla propria salute mentale e il 22% sulla propria salute fisica”.
Lo studio precisa che “gli ambienti di lavoro dei professionisti dell’insegnamento differiscono significativamente da quelli degli uffici, del settore sanitario e dei servizi e degli ambienti di lavoro industriali”.
“Perché il lavoro degli operatori dei servizi ecologici è gravoso e vanno giustamente in pensione a 63 anni, mentre quello svolto dai collaboratori scolastici, costretti a lasciare a 67 anni compiuti, non merita nemmeno di essere preso in considerazione?”, questa la richiesta pubblica, rivolta ai governanti, di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Secondo il sindacalista “bisogna cominciare a trattare le categorie di lavoro con maggiore equità, per questo ormai non è più rinviabile uno studio accurato sul burnout tra i lavoratori della scuola italiana: è giunta l’ora di adottare una ricognizione sull’intero territorio attraverso l’Osservatorio nazionale e nel contempo di somministrare dei test specifici ai lavoratori della scuola, anche durante i corsi di aggiornamento sulla sicurezza”.
La via d’uscita sembra essere, per molti, solo la pensione: ma, al momento, solo chi svolge un lavoro “logorante” può cercare di smettere di lavorare in anticipo, usufruendo della cosiddetta Ape Sociale, che di recente è stata estesa al 31 dicembre 2026.
Con l’Ape Sociale, con 63 anni e 5 mesi di età e 36 di contributi, è infatti possibile andare in pensione in anticipo, con una piccola decurtazione fino ai 67 anni, per i lavoratori della scuola che svolgono una professione inserita nella lista dei lavori più faticosi: ad avvalersi di questa facoltà, ad oggi, sono però solo i docenti di scuola primaria e pre-primaria (codice Istat 2.6.4).
Di recente l’INPS ha aggiornato la lista, con il messaggio numero 1808 del 29 maggio. Con il messaggio, si chiariscono le corrispondenze tra vecchi e nuovi codici:
Nulla di nuovo per quanto riguarda un probabile allargamento per i docenti. “Nella lista di coloro che svolgono professioni usuranti andrebbero considerati i lavoratori della scuola, come pure dei comparti Ricerca e Afam, sempre più soggetti a disturbi e patologie conseguenti a forme di burnout più o meno conclamate”, a dichiararlo è stato tempo fa Pacifico.
“Se davvero vogliamo migliorare e tutelare le condizioni di lavoro di circa 1,4 milioni di lavoratrici e lavoratori dei comparti Istruzione, Università, Afam e Ricerca – ha continuato Pacifico – è giunto il momento di dare loro l’opportunità di non ammalarsi di lavoro: parliamo di professionisti plurititolati, oltre che sottopagati, in media tra i 500 e 1.000 euro in meno al mese, poco valorizzati da uno Stato che spesso li sfrutta per anni, anche decenni, da precari e li divide dalle loro famiglie per colpa di norme inutili, e che a fine carriera li mette a serio rischio burnout, per via dell’evidente stress da lavoro correlato ancora disconosciuto. A fronte di tutto questo – ha concluso il sindacalista – siamo convinti che non si può continuare ad andare avanti nell’indifferenza”.
L’alta percentuale non sembra essere relativa solo agli insegnanti con più esperienza: è significativo che anche il 68% dei docenti che hanno meno di 14 anni di anzianità di servizio ritiene di ritrovarsi in burnout. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio della ‘Tecnica della Scuola‘ a cui hanno partecipato 2.188 insegnanti.
Ma anche i docenti della secondaria di primo e secondo grado dovrebbero essere inseriti nella lista dei lavori gravosi? La risposta della categoria è chiara: lo dichiarano 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio on line.