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27.04.2026

“Bella Ciao” vietata alle elementari: il sindaco stoppa i bimbi, le maestre insorgono

Durante le celebrazioni del 25 aprile in piccolo comune tra le valli del Cuneese, il sindaco leghista ha impedito agli alunni delle scuole elementari di cantare Bella Ciao, sostituita con l’inno occitano e un valzer della tradizione popolare. Una decisione che ha scatenato immediate polemiche, dividendo maestre, politici e associazioni.

Il sindaco ferma i bambini in piazza

Come riporta il Corriere, tutto accade venerdì 25 aprile, nel piazzale davanti al cippo per i caduti della Resistenza. Un centinaio di persone si è riunito per le celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo. Con loro anche i ragazzi delle scuole, pronti a eseguire un programma che prevedeva la consegna della Costituzione ai neo maggiorenni, letture e i canti preparati settimane prima in classe. Ma dopo l’alzabandiera e l’inno di Mameli, il sindaco interviene e ferma maestre e alunni sul più bello. La motivazione è netta: “Non è opportuno cantare Bella Ciao, è una canzone divisiva”. Al posto dell’inno della Resistenza, i ragazzi intonano dunque l’inno occitano e un valzer tradizionale, guidati dal musicista che li aveva preparati nelle settimane precedenti.

La risposta di maestre, artisti e politica

La reazione è immediata. Le maestre parlano apertamente di “censura”, sostenendo che quanto accaduto sia “lontano dalla libertà di espressione che vogliamo insegnare ai ragazzi”. Il musicista che aveva preparato i bambini non usa mezzi termini: “Certo che Bella Ciao è divisiva. Lo è tra chi rifiuta un’ideologia criminale come il fascismo e chi la giustifica. Certo non è divisiva per chi crede nella democrazia”. Dal mondo politico arriva la solidarietà della vicepresidente del Pd mentre l’Anpi affida il proprio pensiero a un comunicato: “La scuola è libera, forma i giovani abituandoli alla cultura, all’educazione, al confronto e rispetto. Non deve obbedire a posizioni politiche faziose ma conoscere a fondo la storia della nostra Repubblica”. L’associazione aggiunge: “Non si può cancellare la storia delle nostre Alpi partigiane, di lotta per sopravvivere, di grande carattere e attaccamento alla terra e alla vita”.

La replica del sindaco: “Un uso improprio”

Il primo cittadino affida la propria difesa a una dichiarazione che cerca di smontare l’accusa di censura politica. Il sindaco inoltre ricorda di essere stato proprio lui, negli anni scorsi, a introdurre “Bella Ciao” nelle celebrazioni locali: “Da quando sono sindaco il 25 aprile abbiamo sempre cantato Bella Ciao, anzi, sono stato proprio io a volere che fosse cantata gli scorsi anni mentre prima non si cantava, perché ho sempre ritenuto questa canzone uno strumento per unirci”. La sua scelta di quest’anno, spiega, è legata al clima politico dei giorni precedenti: “Quest’anno però, dopo l’uso improprio di questi ultimi giorni e la strumentalizzazione che ne è stata fatta, ho consigliato di valutare se cantarla o meno per evitare polemiche”.

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