Non si placano le polemiche sulle celebrazioni per il 25 aprile. A Martina Franca, in provincia di Taranto, una coppia di studenti sarebbe stata redarguita con l’accusa di aver promosso un’iniziativa sulla Festa della Liberazione nel loro liceo. A darne notizia è la Rete degli Studenti Medi. I fatti risalirebbero allo scorso 24 aprile. “Una studentessa, membro del Collettivo 080, è stata convocata in vicepresidenza”, si legge in una nota, “e accusata, senza alcun tipo di prova, di aver affisso volantini relativi a un corteo antifascista patrocinato dal Comune di Martina Franca e organizzato dal Collettivo 080 – Rete degli Studenti Medi assieme ad altre associazioni, tra cui la sezione ANPI di Martina Franca e la CGIL Taranto”.
Il colloquio, prosegue la nota, si sarebbe svolto “alla presenza di altri docenti della scuola senza che fosse stato chiesto il consenso della studentessa, si è rapidamente trasformato in una filippica dai toni accesi contro di lei, ponendola in una condizione di forte disagio e aggravando il suo stato psicologico”. Una situazione poco piacevole, secondo il collettivo, che si sarebbe aggravata di lì a poco. La polemica sarebbe poi degenerata nei corridoi, “dove anche un altro studente, anch’egli membro del sindacato, è stato accusato e affrontato da più docenti, trovandosi di fatto isolato e sotto attacco. Il confronto, avvenuto in uno spazio pubblico, ha esposto entrambi a un clima di tensione e giudizio collettivo“.
“Questi episodi hanno contribuito a generare disagio negli studenti coinvolti, a causa della mancata tutela della loro privacy e di una lesione della loro dignità personale, configurandosi di fatto come una violazione dei loro diritti“, si legge nel comunicato. “L’episodio non rappresenta un caso isolato, ma segue il rifiuto della scuola stessa di aderire a una serie di iniziative antifasciste, proposte da diverse realtà associative del territorio, tra cui il Comune stesso e l’organizzazione studentesca”. “Siamo stati accusati senza alcun tipo di prova, ma soltanto a causa della nostra militanza, segnale che la scuola non tollera esplicitamente queste forme di partecipazione attiva”, ha detto la studentessa coinvolta.
“La scuola, che dovrebbe garantire il benessere psicologico dei suoi studenti, tutelare la loro privacy e difenderli da aggressioni e abusi“, ha sottolineato ancora la ragazza, “soprattutto in un’età delicata quale è l’adolescenza, non solo ha del tutto fallito nel suo compito ma, anzi, ha rappresentato la principale forma di minaccia a questi diritti, rendendoci vittime di attacchi verbali da parte di alcuni professori in spazi pubblici e sotto gli occhi dell’intera comunità studentesca, sottoponendoci al pubblico giudizio e di fatto violando la riservatezza e la dignità della nostra persona. Questa condizione di subordinazione voluta per gli studenti emerge anche di fronte a circolari discutibili, come quella sul ‘Contraddittorio’, più volte richiamata da alcuni docenti”.
“Ci è stato persino proposto di porre una forma di contraddittorio rispetto all’iniziativa antifascista per il 25 aprile, patrocinata dal nostro Comune, che stavamo cercando di promuovere all’interno della scuola”, ha dichiarato la studentessa. “È inammissibile che l’istituzione scolastica non riesca ad avvicinarsi a iniziative, promosse dai suoi stessi studenti, improntate a sensibilizzare sui temi dell’antifascismo e della resistenza partigiana, valori fondanti della nostra Costituzione. Si sta diffondendo in questi spazi un clima di terrore che facilmente si può rispecchiare in quello seminato agli albori del fascismo, in cui la libertà di esprimersi e i valori democratici stanno venendo minacciati e, con questi, ogni forma di resistenza viene soppressa e sottoposta alla pubblica inquisizione”.
“È inaccettabile che la scuola sia uno spazio di intimidazione”, dichiara Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete, “dove l’impegno civico di alcuni studenti viene sminuito e attaccato, divenendo oggetto di rimprovero e pubblica diffamazione da parte di alcuni docenti. Questo scenario va perfettamente a inserirsi nel progetto di scuola di Valditara, in cui lo studente non deve più rappresentare un cittadino consapevole, pensante e partecipe, ma è ridotto a un soggetto silente e passivo”.