Oltre la metà dei giovani tra i 18 e i 24 anni, per la precisione il 51%, ritiene molto diffuso il malessere psicologico tra studenti e studentesse in Italia. La percentuale scende al 37% tra i 45-64enni – la fascia dei loro potenziali genitori – e al 32% tra gli over 65. Sull’intera popolazione adulta il dato si ferma al 38,5%. È quanto emerge dalla survey realizzata dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi in collaborazione con SWG, riportata dal Sole 24 Ore. La rilevazione si è concentrata sul disagio giovanile, “più profondo di quanto credano gli adulti”, ma anche sull’inflazione, “percepita come una perdita di benessere enorme”, e sulla sanità, che “resta una priorità assoluta”.
Tornando alla scuola, secondo i dati del sondaggio riportati dal quotidiano di Confindustria “il 35,7% dei giovani ritiene che la scuola italiana non dedichi per nulla attenzione al benessere emotivo e relazionale degli studenti. Tra i 45-64enni la quota scende al 18%”. La ricerca si è concentrata anche sulle possibili soluzioni a questo stato di cose. Le letture cambiano molto a seconda dell’età. “Il 30,3% dei giovani considera il supporto psicologico la misura più efficace per prevenire episodi di violenza causati da coltelli o oggetti pericolosi nelle scuole. Tra i 45-64enni la percentuale si ferma al 17,5%”.
“La frattura generazionale sul tema scuola è uno dei risultati più forti dell’indagine”, ha detto al Sole 24Ore Vincenzo Galasso, direttore dell’Osservatorio Monitoring Democracy. “I giovani percepiscono un disagio molto più intenso e chiedono strumenti di prevenzione e supporto psicologico con maggiore convinzione rispetto agli adulti”. Un tema con il quale la scuola deve fare i conti.