Nicolò Govoni, 33 anni, di origini cremonesi, fondatore e presidente dell’organizzazione umanitaria Still I Rise è stato bocciato due volte al liceo linguistico ed ha costruito una rete di scuole internazionali e di emergenza in alcuni dei contesti più fragili del pianeta — Grecia, Kenya, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Colombia, Sud Sudan.
Tutto nasce da un fallimento scolastico. In un’intervista al Corriere, Govoni racconta di essere stato respinto due volte durante gli anni del liceo linguistico. Un’esperienza che, invece di fermarlo, accende qualcosa. “L’insuccesso ha acceso un fuoco perché volevo provare a me stesso che non ero un fallito e, anni dopo, provare ad altri che una scuola diversa si può fare”, ha raccontato. In quel periodo difficile, una sola figura lo sostiene: la sua professoressa di italiano. “Ha creduto in me quando nessun altro lo faceva”, ha detto Govoni. È da quella solitudine scolastica, e da quella voce controcorrente, che nasce l’intuizione di un’educazione diversa — più umana, più attenta alla persona che al voto.
L’esperienza personale si traduce in un modello pedagogico alternativo, che Govoni vuole rendere replicabile su scala globale. La scuola di Still I Rise cura il bambino in modo olistico: gli insegnanti non sono semplici trasmettitori di contenuti, ma punti di riferimento affettivi. Le competenze che si intende sviluppare sono sette: pensiero critico, intelligenza emotiva e sociale, imprenditorialità, tenacia, integrità e autogestione. “Vogliamo lasciare al mondo un metodo che porti un nuovo modo di fare educazione», ha spiegato il fondatore. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, l’obiettivo dichiarato è formare persone capaci di «difendersi con una sovranità intellettuale che le renda libere”.