Prima Ora - Notizie del 12 giugno 2026

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12.06.2026

Burnout docenti, un test da somministrare per attivare l’esonero dal servizio o nei casi più gravi il prepensionamento: l’idea Anief

Un test da somministrare durante le ore di formazione obbligatoria del personale per misurare il grado di burnout dei docenti: questa l’idea del sindacato Anief, che da tempo si batte sul tema. Ieri, 11 giugno, si è tenuto il secondo incontro, svolto al Ministero dell’Istruzione e del Merito presso l’Osservatorio in materia di sicurezza, nel corso del quale si è discusso del programma di lavoro.

Tra i punti affrontati proprio la promozione di misure volte a sostenere il personale scolastico e a contrastare il fenomeno del burnout. A dichiararlo è Gian Mauro Nonnis, vicepresidente Anief.

“Per l’ANIEF – ha detto il sindacalista durante un intervento sui canali dell’agenzia Teleborsa – la priorità assoluta è la creazione di una base dati fondata su rilevazioni effettuate sul personale della scuola, con l’obiettivo di misurare il livello di salubrità degli ambienti di lavoro. L’idea è quella di costituire una commissione mista composta da Ministero del Lavoro, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Ministero della Salute, coinvolgendo numerosi soggetti istituzionali, tra cui INAIL e INPS, oltre alle organizzazioni sindacali”.

La proposta

“L’obiettivo – ha aggiunto Nonnis – sarebbe quello di elaborare un test da somministrare durante le ore di formazione obbligatoria del personale, così da poter valutare, entro un determinato arco temporale, il livello di stress lavoro-correlato presente negli ambienti scolastici. Successivamente, la commissione potrebbe avere anche il compito di individuare eventuali misure compensative, come l’esonero dal servizio o, nei casi più gravi, il prepensionamento, sulla base dei dati raccolti: si tratta di rilievi che oggi mancano e che risultano indispensabili per intervenire in modo efficace”, ha concluso il vicepresidente Anief ricordando che l’ANIEF si dichiara pienamente disponibile a offrire il proprio contributo per la realizzazione di questa base dati.

Via d’uscita? La pensione

La via d’uscita sembra essere, per molti, solo la pensione: ma, al momento, solo chi svolge un lavoro “logorante” può cercare di smettere di lavorare in anticipo, usufruendo della cosiddetta Ape Sociale, che di recente è stata estesa al 31 dicembre 2026.

Con l’Ape Sociale, con 63 anni e 5 mesi di età e 36 di contributi, è infatti possibile andare in pensione in anticipo, con una piccola decurtazione fino ai 67 anni, per i lavoratori della scuola che svolgono una professione inserita nella lista dei lavori più faticosi: ad avvalersi di questa facoltà, ad oggi, sono però solo i docenti di scuola primaria e pre-primaria (codice Istat 2.6.4).

Di recente l’INPS ha aggiornato la lista, con il messaggio numero 1808 del 29 maggio. Con il messaggio, si chiariscono le corrispondenze tra vecchi e nuovi codici:

  • “Operatori della cura estetica” (CP2011: 5.4.3) corrisponde a CP2021: 5.5.1.
  • “Addetti all’assistenza personale” (CP2011: 5.4.4.3) corrisponde a CP2021: 5.5.2.3.0;“Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati” (CP2011: 5.4.4) corrisponde a CP2021: 5.5.2.;

Le parole di Pacifico

Nulla di nuovo per quanto riguarda un probabile allargamento per i docenti. “Nella lista di coloro che svolgono professioni usuranti andrebbero considerati i lavoratori della scuola, come pure dei comparti Ricerca e Afam, sempre più soggetti a disturbi e patologie conseguenti a forme di burnout più o meno conclamate”, a dichiararlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

“Se davvero vogliamo migliorare e tutelare le condizioni di lavoro di circa 1,4 milioni di lavoratrici e lavoratori dei comparti Istruzione, Università, Afam e Ricerca – ha continuato Pacifico – è giunto il momento di dare loro l’opportunità di non ammalarsi di lavoro: parliamo di professionisti plurititolati, oltre che sottopagati, in media tra i 500 e 1.000 euro in meno al mese, poco valorizzati da uno Stato che spesso li sfrutta per anni, anche decenni, da precari e li divide dalle loro famiglie per colpa di norme inutili, e che a fine carriera li mette a serio rischio burnout, per via dell’evidente stress da lavoro correlato ancora disconosciuto. A fronte di tutto questo – ha concluso il sindacalista – siamo convinti che non si può continuare ad andare avanti nell’indifferenza”.

I dati del sondaggio

L’alta percentuale non sembra essere relativa solo agli insegnanti con più esperienza: è significativo che anche il 68% dei docenti che hanno meno di 14 anni di anzianità di servizio ritiene di ritrovarsi in burnout. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio della ‘Tecnica della Scuola‘ a cui hanno partecipato 2.188 insegnanti.

Ma anche i docenti della secondaria di primo e secondo grado dovrebbero essere inseriti nella lista dei lavori gravosi? La risposta della categoria è chiara: lo dichiarano 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio on line.

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