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04.07.2026
Aggiornato alle 12:30

Caldo asfissiante a scuola, tutti ora vogliono i condizionatori ma i fondi Pnrr sono finiti: perché non ci hanno pensato prima?

Dopo gli addetti ai lavori, i genitori degli studenti, i sindacati di categoria, anche l’opposizione politica ricorda al Governo che l’allerta caldo sta mettendo in ginocchio le scuole: a chiedere di sensibilizzare il Governo e le competenti autorità nazionali sulla mancanza di condizionatori d’aria negli edifici scolastici è stato il Partito democratico dell’Emilia-Romagna.

Nella richiesta, contenuta in una risoluzione a prima firma Ludovica Carla Ferrari, il Pd territoriale ricorda che “nonostante le ingenti risorse destinate all’edilizia scolastica a livello nazionale, non è stato previsto un piano specificamente dedicato alla diffusione degli impianti di climatizzazione e raffrescamento negli edifici scolastici”.

Il Pd dell’Emilia Romagna ricorda anche che “in Italia soltanto una piccola percentuale di scuole, il 7,42% pari a 4.457 strutture, è dotato di impianti di climatizzazione o ventilazione, cosa che lascia la maggioranza delle scuole priva di strumenti adeguati per fronteggiare le ondate di calore“.

È singolare che la richiesta generalizzata, quasi un moto popolare, giunga al termine dello sfarzoso progetto europeo del Pnrr. Svariati miliardi sono stati infatti impegnati per ridurre la dispersione, formare il personale, ammodernare le attrezzature scolastiche, costruire nuove scuole e tanto altro.

Nessuno, però, anche del Governo precedente, guidato da Mario Draghi, ha pensato di concordare con l’Unione europea l’impegno di una parte dei fondi per i condizionatori d’aria da collocare in tutte le classi delle scuole statali: come impegno iniziale, ha stimato ‘La Tecnica della Scuola’, basterebbe un miliardo di euro. Reperire quella somma dai fondi del Pnrr è ormai però impossibile. Dovrà essere il Governo Meloni a farlo, possibilmente con la prossima Legge di Bilancio.

Ancora di più perché l’adeguamento si dovrebbe realizzare per legge, non certo per concessione, anche per rispettare quanto scritto nel decreto Legislativo n. 81/2008, il cosiddetto Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, secondo il quale il datore di lavoro ha il dovere di valutare i rischi legati alle temperature estreme e al microclima.

Quante possibilità ci sono che stavolta ciò avvenga? Non molte, lo sappiamo: il problema del caldo nelle scuole è di vecchia data, ci si arrangia con qualche condizionatore e un grado cubico di sopportazione. La novità, dunque, è che con il surriscaldamento globale e progressivo degli ultimi anni il fenomeno si è “solo” amplificato. E siamo riusciti a far passare il “treno” del Pnrr senza cambiare nulla: in estate nel 95% circa delle classi (dove si svolgono gli esami di fine anno, le lezioni di recupero, gli scrutini finali e relativi ai debiti ed altro ancora) si continua a boccheggiare e ad arrangiarsi, sperando di tornare a casa il prima possibile.

Ci permettiamo, comunque di formulare un richiesta: la prossima maggioranza parlamentare si astenga, almeno, dal dire che la scuola rappresenta il futuro del Paese e che viene prima di tutto. Perchè poi, in modo sistematico, le gestioni e le politiche scolastiche continuino ad andare molto diversamente. Al punto che oggi stare nelle scuole d’estate qualche ora significa rischiare il collasso.

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