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Campi estivi per i giovani bulli, lo psicologo: “E chi rieduca gli adulti? Danno la colpa ai social per lavarsi la coscienza”

La Regione Veneto ha stanziato 100mila euro per campi estivi destinati a “rieducare” i bulli, trasformandoli in volontari per la cura di parchi e piazze. Il piano del presidente Alberto Stefani prevede anche limiti all’uso dei social network per gli under 14 e l’istituzione di uno psicologo territoriale nelle case di comunità. Misure che non convincono Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro, che parla di proposta “drammatica” e invita a ribaltare la prospettiva.

Il “Piano Giovani” e la critica alla rieducazione

Come riporta il Corriere, al centro della polemica c’è il Piano Giovani varato dalla Regione Veneto. Lancini, autore del saggio “Chiamami adulto” (Raffaello Cortina Editore), non usa mezzi termini: “È una proposta drammatica che ignora le cause del problema. La violenza giovanile dipende dal fatto che le emozioni non sono più legittimate. Se pensiamo di risolvere il malessere insegnando la disciplina esteriore, dimostriamo di non aver capito nulla”. Secondo lo psicologo, i giovani vivono in una società che impone di essere sempre performanti e felici, senza spazio per paura, tristezza o rabbia. Quando queste emozioni esplodono, la risposta degli adulti è punitiva e di facciata. “Si pensa ai giovani ma chi rieduca gli adulti?” è la domanda che Lancini pone senza risposta.

I social network e l’ipocrisia degli adulti

Sul fronte dei social network, Lancini è altrettanto critico verso i divieti proposti. “Gli adulti se la prendono sistematicamente con i social, o con la musica trap o i videogiochi, pur di lavarsi la coscienza. Incolpare lo smartphone è più facile che ammettere di aver smesso di passare tempo di qualità con i figli”. Lo psicologo denuncia una contraddizione evidente: “C’è un’ipocrisia dilagante: esperti che invocano il blocco di internet, ma poi vendono libri passando le giornate su Instagram, TikTok o X. I ragazzi questa palese dissociazione la vedono benissimo”. Il riferimento è anche a un caso di cronaca recente, in cui uno studente ha accoltellato una professoressa: “Quel ragazzo parlava del suo ADHD vissuto come stigma, dei fallimenti scolastici e di bisogni inascoltati. Noi adulti manipoliamo le parole dei giovani piegandole alle nostre angosce”.

Il disagio giovanile: dall’autolesionismo al ritiro sociale

Sul fronte del disagio giovanile, Lancini traccia una distinzione rispetto al passato: “In passato la distanza con l’adulto generava conflitto verso le istituzioni. Oggi il conflitto generazionale puro non esiste quasi più: i ragazzi hanno interiorizzato la violenza e la rivolgono contro se stessi”. Le forme principali di questo malessere sono, secondo lo psicologo, l’autolesionismo, i disturbi alimentari e il ritiro sociale, il fenomeno degli Hikikomori. Anche sulla proposta dello psicologo territoriale nelle case di comunità, Lancini accoglie con cautela: “Ben venga, a patto che in quegli sportelli ci vadano a sedere gli adulti. I ragazzi non vogliono essere amati dallo psicologo della comunità. Vogliono disperatamente essere amati e accettati per quello che sono dalla mamma, dal papà e dai professori”.

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