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Cari colleghi immessi in ruolo in fase B e C, le regole le conoscevate…

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Nel mio lungo peregrinare pre-ruolo, ho incrociato sovente classi difficili, frutto di un particolare background culturale. Ho sempre anteposto l’educazione all’insegnamento della materia; ho sempre cercato di trasmettere ed infondere concetti quali rispetto delle regole e del prossimo. Ho spesso spiegato che quando si va in un determinato luogo o si partecipa ad una competizione, concorso o attività bisogna sempre attenersi al “regolamento”. Se non ci piacciono le regole non è detto che dobbiamo parteciparvi nè tantomeno parteciparvi con l’intento, poi, di sovvertire e modificare quelle regole a discapito di chi quelle le aveva accettate, partecipando, o rigettate, non partecipando.

Dicevo loro: immaginate di conoscere, ad esempio, in un villaggio turistico nel quale non c’è la discoteca perchè è un resort improntato soprattutto al riposo. Se non vi piace, mica ci andate? Oppure se ci andate mica costringete il proprietario a costruire una pista da ballo, ad ogni costo? Cosa direbbero coloro che hanno scelto quel villaggio proprio per le sue caratteristiche di “silenziosità”? 
Tutto ciò mi sembra un parallelismo adeguato con quello che sta accadendo a seguito del piano straordinario di assunzioni in merito alle richiesta di concessione indiscriminata delle assegnazioni provvisorie: cari colleghi di fase B e C, le regole le avete VOLONTARIAMENTE accettate aderendo ad un piano assunzionale FACOLTATIVO, per cui cercate di non danneggiare i precari che, basandosi sulle regole scritte, hanno fatto una scelta diversa.

E poi, molti di fase C altro che ribellarsi alle regole: devono solo ringraziare questo piano di assunzioni; già, perchè molti (chiaramente, non tutti) avevano pochissima esperienza scolastica ed occupavano, con punteggio basso, i bassifondi delle graduatorie ad esaurimento. Ed ora sono di ruolo! Come ci si può lamentare? Accettate serenamente le regole e “proteggete” i vostri colleghi precari. Personalmente, proverei un forte magone nell’alzarmi la mattina per andare a scuola, sapendo che ho sottratto lavoro ad un collega per una scelta che poi ho rinnegato.