“E se adesso scambiassimo quattro chiacchiere?” Lo vedete un insegnante di primaria o di secondaria di primo grado che rivolge una domanda del genere ai suoi alunni? No? Eppure, sarebbe una domanda fondamentale, la prima tappa per avviare un dialogo che diventi strumento di prevenzione per la salute mentale infantile. Questa, almeno – come riportato da direfareinsegnare.education – è la certezza dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena che, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, ha avviato il progetto “Scuola delle Emozioni”. L’obiettivo è proprio quello di mettere al centro le emozioni, attraverso un percorso formativo e progettuale rivolto ai docenti e ai genitori delle scuole dell’infanzia e primarie della provincia modenese.
Un progetto all’interno del quale ha trovato spazio anche il percorso “Chiacchiere importanti per la vita”, dal titolo di un libro che è l’adattamento italiano di un intervento promosso dal governo svedese per il benessere degli studenti e delle studentesse. Qui il target è un po’ diverso, perché il pubblico di riferimento è composto da bambini dai 9 ai 12 anni, il segmento d’età sul quale, secondo gli specialisti, è fondamentale intervenire a titolo preventivo: in assenza, infatti, di un dialogo condiviso precoce tra genitori, docenti e bambini che affronti il grande tema della comprensione, lettura e descrizione delle proprie emozioni, tutto sarà più difficile – se non impossibile – una volta che i ragazzi saranno entrati nella piena adolescenza.
Oggi, come si legge nel capitolo introduttivo del libro, a livello globale, un minorenne su 7, tra i 10 e i 19 anni soffre di disturbi mentali diagnosticabili. L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali. Il suicidio è una tra le prime 5 cause di morte nel mondo fra i 15 e i 19 anni. In Europa occidentale è la seconda. Difatti attualmente il rischio che un adolescente si faccia del male da solo è maggiore rispetto a quello che sia un altro a fargliene. Può trattarsi di comportamenti autolesivi, come farsi del male fisicamente o usare droghe o adottare comportamenti sessualmente rischiosi.
In un contesto simile, le “chiacchiere” – intese come conversazioni autentiche sul proprio stato emotivo – aiutano a prevenire depressione, autolesionismo, insuccesso scolastico e altro ancora, favorendo il benessere psicologico. La salute mentale si coltiva con piccoli gesti quotidiani, grazie alla presenza di figure educative capaci di ascoltare e accompagnare bambini, bambine e preadolescenti nell’individuazione dei propri sentimenti e stati d’animo. L’invito agli adulti con responsabilità educativa – continua direfareinsegnare.education – è quello di trovare il tempo per parlare con i più piccoli. Per parlare di emozioni, come dicevamo, non bisogna aspettare l’adolescenza: il bambino che impara presto a comprendere ed esprimere i propri sentimenti ha maggiori possibilità di diventare un adulto dotato di buone competenze intra ed interpersonali, a beneficio di sé stesso e della comunità.
“Chiacchiere importanti per la vita” contiene un percorso di esercizi pratici per avviare una conversazione emotiva, porre domande aperte, utilizzare emoticon per esprimere gli stati d’animo, esplorare scenari emotivi e affrontare momenti difficili con strategie pratiche. Non si tratta di proteggere i ragazzi da tutte le sfide della vita, ma di fornire loro gli strumenti per affrontarle, grazie al potere dell’ascolto e dell’interazione autentica non giudicante. Qui di seguito il link, per chi volesse leggere il libro: https://www.ausl.mo.it/media/chiacchiere_-importanti_per_-la-vita-2024.pdf?x75285