“Vorrei capire dal ministro Valditara sulla base di cosa afferma che l’Italia sia un esempio sul sostegno. Non gli sfuggirà che ci sono ancora decine di migliaia di docenti sul sostegno senza la necessaria abilitazione e dunque privi di competenze: quindi decine di migliaia di studenti con disabilità che non godono appieno del diritto allo studio”: questo l’attacco diretto al ministro Valditara di oggi, 16 settembre, del deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione.
“Non gli sfuggirà anche che l’attuale modello di inclusione non è il migliore possibile. Quando parliamo di inclusione scolastica degli alunni con disabilità grave o gravissima, dobbiamo avere il coraggio di superare un modello che identifica necessariamente la partecipazione scolastica con la permanenza continuativa in aula. Pretendere che lo facciano in nome di una concezione rigida dell’inclusione, tanto cara alla scuola progressista, rischia paradossalmente di produrre l’effetto opposto: non inclusione, ma sofferenza, contenimento e mortificazione. Per questo occorre cominciare a progettare, all’interno degli istituti scolastici, ambienti di apprendimento alternativi, strutturati e dignitosi. Bisogna pensare a spazi di apprendimento speciali, che non c’entrano nulla con le cosiddette classi differenziali, che la sinistra e purtroppo anche lei attribuisce a Futuro Nazionale, ma spazi in cui sia possibile alternare attività didattiche, stimolazione sensoriale, movimento, attività individualizzate e momenti di relazione con i compagni. Non aule separate in cui isolare l’alunno”.
“Ministro Valditara, gli studenti con disabilità meriterebbero molto di più. Più risorse, più investimenti. So che il suo Ministero è costretto a stringere sempre di più la cinghia, chieda al Presidente Meloni di dare meno soldi a Zelensky e investire di più sulla scuola. Ha ragione il generale Vannacci a sollevare il problema, nel silenzio assordante della politica italiana”, ha concluso.
Lo scorso 22 giugno il leader del nuovo partito di destra è intervenuto nel corso di un convegno sull’istruzione in corso nella Capitale, e ha rilanciato le classi distinte, presentandole come un “fattore inclusivo e non discriminante”.
“È una cosa alla quale ho sempre pensato, perché è una tecnica scolastica che è usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra. E sembra funzionare”. Il sistema, ha rivendicato il generale, in passato “era applicata anche da noi. Quando noi uscivamo dalle scuole medie, mi ricordo benissimo, chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D“.
“Questo è a favore di tutti gli studenti“, ha detto ancora Vannacci. “Perché i più bravi, i più diligenti sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni e i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi. Quindi lo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, inclusivo piuttosto che discriminante”, ha ribadito il generale. “Cioè il fatto di poter aiutare ognuno raggruppandoli per caratteristiche simili“.