Ho letto su La Stampa del 5 maggio scorso, le lagnanze di una mamma di un alunno con disabilità circa i corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno, gestiti in via eccezionale e straordinaria dall’INDIRE. La mamma lamentava soprattutto una insufficiente preparazione specifica sul sostegno, con particolare riguardo all’insufficiente numero di ore di lezione ricevute, alla mancanza del tirocinio, e alla conseguente incapacità dei docenti formati da tali corsi di istituire rapporti di relazione che sappiano stimolare la crescita psicologica e di istruzione degli alunni con disabilità. A tale lettera ha risposto sempre sullo stesso numero del giornale il Presidente dell’INDIRE, Professor Manfredi,, difendendo la completezza culturale e di formazione di detti corsi, affermando:
Mi consenta il Presidente Manfredi di intervenire, essendo io un vecchio avvocato e professore di Diritto negli istituti tecnico-commerciali, nonché persona cieca iscritta ad associazioni di non vedenti, e mi sono occupato da oltre cinquant’anni della normativa scolastica inclusiva, con pubblicazione di monografie e centinaia di articoli sulla stampa specializzata, anche tramite attività di consulenza ventennale presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Pertanto mi permetto di intervenire in primo luogo sulla legittimità dei corsi INDIRE che ho criticato sin dall’inizio, e sui loro contenuti formativi.
Mi permetto sommessamente di osservare che la proroga di un Decreto Legge con altro Decreto Legge palesa la carenza del principio di straordinarietà e necessità, e fa dubitare pure seriamente sulla presenza del requisito di “urgenza” (requisiti questi la cui mancanza inficia in via generale di incostituzionalità i decreti leggi emanati). Inoltre, ricordo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente promosso l’attivazione di detti percorsi di specializzazione sul sostegno “abbreviati” ed online, affidati all’INDIRE, presentandoli come misura necessaria per fronteggiare una presunta carenza di docenti specializzati.
Mi permetto ancora di osservare che, se la carenza era effettiva per i corsi autorizzati per l’anno scolastico 2025/2026, essa non sembra esistere più in modo drammatico per i corsi prorogati per l’anno 2026/2027, dal momento che lo stesso Ministero dell’Istruzione ha bloccato l’autorizzazione di corsi di specializzazione gestiti dalle Università in molte province per saturazione delle graduatorie per le supplenze, come risulta espressamente dal d. m. del 14.04.2026.
Il presidente dell’INDIRE dice che ormai il 60% del terzo di docenti di sostegno privi di specializzazione ha acquisito la specializzazione coi corsi già svolti dall’INDIRE. Pertanto, viene da chiedersi se il residuo 40% non possa essere regolarmente formato dai corsi ordinari delle Università, potenziate ove necessario da finanziamenti che sarebbero destinati all’INDIRE per gli anni successivi, che consentirebbero certamente un normale svolgimento dei percorsi formativi.
Inizialmente, i corsi INDIRE prevedevano solo la metà dell’orario formativo dei corsi ordinari universitari, che sono di 60 crediti formativi universitari (cfu); solo a seguito di un duro braccio di ferro con le associazioni, gli iniziali cfu sono stati portati a 40.
Il presidente dell’INDIRE afferma inoltre che “il tutoraggio è calibrato sulle esigenze di corsisti che sono tutti lavoratori”. In proposito, mi permetto sommessamente di osservare che, pur dovendosi tener conto delle “esigenze di corsisti che sono tutti lavoratori”, il tutoraggio della loro formazione deve basarsi soprattutto sulle capacità operative maturate durante il corso; e tali capacità non sono state vagliate attraverso il tirocinio indiretto, che è escluso dai corsi INDIRE, e che invece è essenziale per far comprendere agli aspiranti docenti eventuali errori compiuti per inesperienza e delle strategie didattiche che solo l’esempio pratico di docenti esperti può insegnare. Purtroppo, i corsi INDIRE si svolgono tutti online, in modalità sincrona, ma senza la verifica di effettiva presenza davanti ai computer di chi risulta formalmente presente, e spesso in modalità asincrona, nella quale ovviamente non è possibile dialogare con i docenti esperti che svolgono le lezioni. E’ inoltre da considerare che durante le lezioni online si sono collegati sempre almeno un migliaio di docenti in contemporanea, con punte che hanno raggiunto i duemila e oltre; in tali condizioni un dialogo con i docenti, sia pur online, è praticamente impossibile, ed è invece il dialogo durante e immediatamente dopo le lezioni che fuga dubbi e crea certezze negli apprendimenti formativi.
Ribadisco che solo con un valido consolidamento delle facoltà di scienze della formazione, anche tramite l’istituzione di scuole di specializzazione post-lauream, come avviene per tutte le altre facoltà e come richiesto da tempo dalla FISH (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie, una delle più importanti federazioni tra associazioni di persone con disabilità e loro familiari), si potrà avere una sufficiente dotazione organica di docenti universitari e di esperti, che possano in via normale ed ordinaria svolgere i corsi di specializzazione sufficienti a colmare annualmente il fabbisogno richiesto dalla scuola per la presenza di studenti con disabilità.
Mi scuso con il Presidente dell’INDIRE se mi sono permesso di non poter condividere le sue convinzioni ma confesso che culturalmente non condivido gli orientamenti formativi secondo i quali se si svolge un’attività professionale senza avere la preventiva formazione l’attività pratica possa in buona parte supplire alle carenze formative, come è avvenuto per i corsi INDIRE, e come sta avvenendo alla Camera per la formazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione (ASACOM) con la discussione della PdL A.C. n. 2771, già approvata al Senato, e nei confronti della quale la FISH ha diffuso un durissimo comunicato stampa di dissenso in data 27 aprile 2026