L’Unione Europea si è espressa in merito al tetto del 30% di stranieri per classe inserito del decreto scuola approvato dal Consiglio dei Ministri a fine settembre. La Commissione Ue “segue attentamente” gli sviluppi legislativi del decreto legge sulla scuola adottato in Italia.
A riferirlo la vicepresidente dell’esecutivo Ue, Roxana Mînzatu, come riporta Ansa, in risposta a un’interrogazione del Pd all’Eurocamera, ricordando che i trattati Ue vietano ogni forma di “discriminazione in base alla nazionalità”, sia “diretta” che “indiretta”.
La discriminazione per nazionalità è “ammessa dal diritto Ue” solo “in presenza di una deroga prevista dal trattato”, ad esempio per “motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica”. In ogni caso, tali deroghe devono essere interpretate “restrittivamente”.
“La risposta della Commissione europea all’interrogazione del Pd è un monito chiaro per il governo. Bruxelles segue attentamente il decreto scuola e ricorda che i trattati vietano ogni discriminazione in base alla nazionalità, non solo diretta ma anche indiretta. Le eccezioni sono ammesse solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica e vanno interpretate in modo restrittivo. Nessuna di queste ragioni può giustificare quanto inserito nel decreto del governo, comunque lo si voglia presentare.
Lo diciamo dall’inizio: dividere i bambini per provenienza non migliora la scuola, la impoverisce. L’integrazione si costruisce con più insegnanti di italiano come lingua seconda, mediatori culturali e classi meno affollate, non con le quote. E di certo non con una manovra che taglia proprio sulla scuola. Il Governo si fermi prima di aprire un altro scontro con l’Europa sulla pelle degli studenti. Chiediamo al ministro Valditara di ritirare la norma”: così Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.
Il testo del decreto scuola, il Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170 recante “Misure per la scuola, il PNRR e la ricerca” è stato pubblicato un mese fa in Gazzetta Ufficiale. Come riporta Italia Oggi, il provvedimento era atteso in Senato oggi pomeriggio, 3 novembre, entrando nella fase decisiva per la conversione in legge, fissata tassativamente entro il 29 novembre. A circa un mese dalla scadenza che decreterebbe la decadenza formale del provvedimento, la settima commissione del Senato, guidata da Roberto Marti, deve sbrogliare una matassa normativa complessa, sotto il peso di ben 800 emendamenti, dei quali 700 delle sole opposizioni.
Secondo Il Sole 24 Ore, potrebbe slittare, probabilmente di una settimana, l’esame del decreto in Senato, a differenza di quanto previsto nel calendario.
Numerose le misure contenutene nel provvedimento che, complessivamente, riguarda in particolare il sostegno agli alunni con disabilità e welfare studentesco, la riforma dell’istruzione tecnico-professionale e l’integrazione degli studenti stranieri e criteri per le classi multiculturali.
In materia di inclusione vengono ridefinite le scadenze per la redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI provvisorio entro giugno; definitivo entro il 15 ottobre per i nuovi iscritti, ed entro giugno per gli alunni già inseriti) e le modalità di proposta delle ore di sostegno.
Per quanto riguarda l’orientamento e la lotta alla dispersione viene Incrementato il fondo per le attività di tutoraggio, orientamento e contrasto alla dispersione scolastica di 30 milioni di euro per il 2026 e 40 milioni per il 2027.
Vengono anche rifinanziati i fondi per la fornitura dei libri di testo e incrementato di 4 milioni di euro annui per il 2026 e 2027 il fondo per il contrasto al cyberbullismo.
L’articolo 3 parla esplicitamente del tema dell’insegnamento facoltativo del Latino per l’educazione linguistica (LEL) per 1 ora settimanale aggiuntiva a partire dal secondo anno nella scuola secondaria di primo grado.
Questo il testo integrale: “A decorrere dall’anno scolastico 2027/2028, a partire dal secondo anno di scuola secondaria di primo grado, gli alunni possono avvalersi dell’insegnamento facoltativo di Latino per l’educazione linguistica (LEL), per un’ora settimanale aggiuntiva, corrispondente a 33 ore annue. L’insegnamento del Latino per l’educazione linguistica è affidato al docente appartenente alla classe di concorso A-12, che abbia sostenuto almeno un esame annuale o due semestrali in lingua o letteratura latina o che abbiano conseguito almeno 12 CFU nel settore scientifico disciplinare L-FIL-LET/04. Tale docente partecipa alla valutazione degli apprendimenti degli alunni che si avvalgono di detto insegnamento nelle forme previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62”.
Ma, attenzione: per l’attuazione della novità “si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”.
Per quanto concerne gli interventi PNRR vengono prorogate le norme semplificate per il completamento delle opere di edilizia scolastica legate al PNRR; vengono altresì previsti compensi una tantum per i revisori dei conti delle scuole e risorse straordinarie per il personale impegnato nella rendicontazione dei progetti PNRR.
E veniamo alla questione dell’integrazione e delle classi multiculturali.
Dall’anno scolastico 2027/2028, viene stabilito un tetto massimo del 30% di studenti stranieri (privi di precedente frequenza scolastica pluriennale in Italia) per ciascuna classe prima.
Viene anche Istituito un fondo per finanziare corsi extracurricolari di potenziamento della lingua italiana qualora non sia possibile rispettare la soglia del 30% nelle scuole viciniori.
E’ prevista la segnalazione ai servizi sociali in presenza di barriere linguistiche familiari che ostacolino l’integrazione; inoltre non sarà possibile svolgere attività scolastiche con il volto coperto.
Il decreto-legge è entrato in vigore dal 1° ottobre e dovrà essere convertito in legge entro la fine del mese di novembre.