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19.08.2026

Democrazia e educazione al giudizio: ripensare il ruolo della scuola tra STEM e HASS

Le piattaforme digitali incidono sempre più nelle capacità di giudizio e di valutazione delle singole persone. E non parliamo solo dei tentativi di hacker che contaminano l’ecosistema informativo di un paese (e qui si va dal caso Cambridge Analytica del 2018 al recentissimo «Storm-1516» usato dall’intelligence russa contro Macron in Francia) ma anche dello stesso funzionamento delle piattaforme legali e dei social (che ha ben raccontato il direttore de La Tecnica della Scuola riferendo del nuovo processo a Meta).

Educare al giudizio

Oggi Maurizio Ferrera, con un editoriale sul Corriere della Sera (pubblicato assieme ad un altro editoriale, a firma Walter Veltroni e dedicato alla necessità di regolare l’IA) affronta proprio il tema dell’educazione al giudizio in un tempo in cui “le piattaforme digitali e l’Intelligenza artificiale generativa producono un surplus di informazioni (spesso contraddittorie) che eccede le capacità cognitive degli utenti. Questo divario tende a provocare disorientamento, disaffezione e, soprattutto, sfiducia crescente. La democrazia liberale ha bisogno di cittadini in grado di comprendere il contesto, confrontarsi sui problemi, valutare le possibili soluzioni. Se queste capacità si indeboliscono, si sgretola la condivisione di un mondo comune, si amplificano le polarizzazioni e diventa più difficile convergere verso decisioni accettabili per tutti”.

Giudicare è attività complessa che non può ridursi ad esprimere un SI o un NO ed è frutto di un percorso riflessivo di approfondimento autonomo cui non basta la sola informazione.

Occorre, continua Ferrera, imparare a “valutare argomenti, confrontare alternative, distinguere fatti e opinioni, riconoscere l’incertezza, essere disposti a modificare la propria posizione di fronte a una ragione migliore. Significa soprattutto mantenere autonomia rispetto al gruppo di appartenenza, all’algoritmo, agli influencer e alla pressione del consenso”. Se ciò non accade ci si riduce al tribalismo identitario, alla polarizzazione, alla disaffezione politica, alla delega alle tecnocrazie.

Il ruolo della scuola: tra STEM e HASS

Il primo possibile intervento per invertire la rotta è certo la “regolazione delle Big Tech” e la definizione di “contromisure digitali nei confronti delle manipolazioni informative”. Ma più importante ancora è l’intervento formativo, dice Ferrera, che insegna scienze politiche all’Università di Milano.

E scrive: “I sistemi d’istruzione devono recuperare la capacità di educare al giudizio. Non solo trasmettere conoscenze, non solo insegnare a come ottenere informazioni, ma formare persone capaci di porre le domande giuste, verificare le risposte e decidere quali seguire”.

A suo parere non ha molto senso la “contrapposizione fra discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e Hass (Humanities, Arts and Social Sciences). La vera sfida è combinare due competenze: capacità di calcolo e capacità di giudizio. Interpretare, confrontare, argomentare, riconoscere l’ambiguità, assumere una posizione motivata: le competenze Hass diventano più importanti proprio quando l’Intelligenza artificiale rende sempre più facile ottenere una risposta”.

E in chiusura auspica un ripensamento dei percorsi di istruzione superiore andando oltre allo sterile dibattito attorno ai licei o al liceo classico (che a suo parere “rischia una crisi terminale”) interpellando tutto il sistema formativo a rispondere alla domanda più radicale: “quale tipo di istruzione serve a una democrazia nella quale si sta rapidamente indebolendo la capacità dei cittadini di giudicare autonomamente ciò che vedono, ascoltano e scelgono?”.

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