“L’attacco a De Mauro avvenuto in questi anni, che secondo il ministro Giuseppe Valditara avrebbe promosso lo ‘spontaneismo espressivo’ con le sue ‘Dieci tesi per un’educazione linguistica democratica’ per cui si sarebbe arrivati a non studiare più grammatica e sintassi, è stato un attacco all’educazione democratica”. A dirlo, venerdì 8 maggio, è stata la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione e cultura, aprendo al Senato il seminario nazionale su “Tullio De Mauro e la sfida democratica“, organizzato con il Cidi.
Le parole della capogruppo Pd hanno fatto riferimento, in particolare, all’intervista al Foglio del ministro Valditara, il quale a fine 2025 ha dichiarato che bisogna superare lo “spontaneismo espressivo” che fin dai tempi di De Mauro e Berlinguer si sarebbe imposto nel sistema scolastico indebolendo l’insegnamento della grammatica e della sintassi.
Secondo la senatrice dem, “basta riguardare i provvedimenti di questi anni sulla valutazione, l’Esame di Stato, il voto in condotta, le Nuove indicazioni nazionali. Un disciplinamento che appare così distante dall’idea di scuola di De Mauro, una scuola che dovrebbe ‘dare a tutte e a tutti, nessuno escluso, una piena autonomia di movimento nella società e nell’intera cultura di oggi: e quindi saper partire dal gruzzolo di capacità con cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi entrano nella scuola e non negarlo, ma capirlo e arricchirlo progressivamente'”.
“La statura intellettuale e morale di Tullio De Mauro parla da sola – ha continuato D’Elia -, il punto è cosa vogliamo fare noi, cosa può essere oggi quello che lui chiamava il partito della scuola, trasversale alle forze politiche e sociali, l’alleanza di chi ne vede la centralità per la democrazia e per la libertà delle persone, nessuno escluso”.
“De Mauro – ha detto ancora D’Elia – ha dato anche un grande esempio. Non ha esitato a impegnarsi nelle istituzioni, prima assessore e poi ministro, chiamato dal fatto che un intellettuale non può girarsi da un’altra parte, di fronte all’analfabetismo funzionale, la dispersione scolastica, le disuguaglianze, anche digitali. C’è una grande eredità politica, etica e umana verso cui dobbiamo sentirci responsabili”.
Sullo stesso argomento, ‘La Tecnica della Scuola’ ha intervistato alcuni mesi fa Silvana Loiero, ex dirigente scolastica, dal 2018 al 2022 segretaria nazionale del GISCEL (Gruppo Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica), storica associazione nata agli inizi degli anni ’70 proprio su impulso di Tullio De Mauro.
“È una distorsione facile da smentire – ha detto la dirigente -: basta aprire i libri del linguista. Chi parla così, semplicemente, non ha letto De Mauro. De Mauro, infatti, non ha mai detto ‘mandiamo via la grammatica’ dalla scuola”.
Secondo Loiero, “De Mauro ha spiegato invece che “grammatica” indica due piani diversi. Il primo piano riguarda l’italiano che tutti mettiamo in atto quando parliamo e scriviamo, la regolarità della lingua che i parlanti praticano senza accorgersene: è la grammatica vissuta o implicita. Il secondo piano si riferisce allo studio esplicito di quelle strutture, con regole, termini, descrizioni e confronti: è la grammatica riflessa o esplicita”.