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Prima ora - le notizie del 7 settembre

07.09.2026

Dispersione scolastica e abbandono, la situazione migliora, ma l’analisi territoriale continua a preoccupare

Leggo sulla rivista online Interris del 6 settembre 2026, https://www.interris.it/sociale/educazione-futuro-2/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera, l’interessante articolo di Giacomo Galeazzi sulla dispersione scolastica in Italia, rilevata da Openpolis in un rapporto del 1 settembre 2026 (https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/). Guardando la media nazionale il dato è molto lusinghiero e rassicurante poiché esso è pari al 9,1%, che è l’obiettivo previsto dalla normativa europea da raggiungersi entro il 2030. Se però si guardano i dati disaggregati balza immediatamente agli occhi quanto sia vera la poesia di Trilussa intitolata “La Statistica” (https://www.summagallicana.it/Emblemata/Proverbi/Trilussa/Il_pollo_di_Trilussa.htm) in quanto la situazione è catastrofica e riguarda le città maggiori del Sud Italia, in cui i dati negativi sono di gran lunga superiori alla media, sia con riguardo agli studenti italiani, che ancor di più a quelli stranieri.

Preferisco riportare tutto il brano di Galeazzi: “In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a Catania, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono Palermo al secondo posto con il 19,8% e Napoli al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a Cagliari (16,3%) e Messina (14,6%). A metà classifica Genova e Bari, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% Roma e Reggio Calabria. Tra i giovani con cittadinanza non italiana l’uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente. A Catania sono il 68,6%, a Bari il 60%, a Cagliari il 59,2%. Superano il 50% anche Napoli (55,9%) e Palermo (54,2%) e Messina (53,2%). Si avvicina molto a questa quota Reggio Calabria (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino, dove comunque superano un terzo del totale.”

Il rapporto evidenzia inoltre come a questi dati preoccupanti corrispondano indicatori che in parte possono spiegare questa situazione drammatica. Infatti, il rapporto (https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/) mette in luce come gli studenti da 18 a 24 anni sia italiani che stranieri che abbandonano gli studi siano figli di genitori privi di un titolo di studio, e come le loro famiglie siano povere e vivano nelle periferie delle grandi città meridionali. Di fronte a questa disperante situazione c’è da chiedersi come si possa intervenire per ribaltarla in meglio. Ovviamente non servono misure punitive come “il decreto Caivano” (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/11/14/23A06292/sg) che, con l’introduzione dell’art. 570-ter del codice penale, trasforma una precedente semplice contravvenzione punita con pena pecuniaria irrisoria in un delitto punibile con la reclusione fino a due anni dei genitori. Infatti, l’inadempienza dei giovani è prevalentemente determinata dalla necessità delle famiglie di impiegare i figli in lavoretti come garzoni tuttofare per racimolare qualche euro, dato lo stato di povertà in cui vivono. Inoltre, questi giovani sono il campo di caccia favorito, proprio nel Sud ma non solo, dalle varie mafie per arruolarli come manovali, ai quali viene offerta una remunerazione ben maggiore con la quale inizia la loro carriera di criminali. C’è da chiedersi se la scuola da sola sia in grado di arginare questa falla nel sistema di istruzione italiano, o se non sia necessario che essa a livello territoriale si colleghi con i servizi sociali degli enti locali, con le università e con gli enti del Terzo Settore, secondo programmi ben concordati per risalire questa china spaventosa. Questa metodologia è risultata vincente per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità in cui proprio le Università, d’intesa con le scuole e gli enti locali, hanno apportato un contributo formativo indispensabile.

Tale disperata situazione purtroppo è aggravata dal fatto che il PNRR proprio nel Sud ha registrato il maggior numero di progetti non conclusi per l’istituzione di asili nido al fine di avviare fin da bambini queste persone a una vita educativa normale, consentendo così alle madri di poter apportare un contributo economico alle famiglie (https://ilmanifesto.it/non-garantiti-gli-asili-nido-al-sud-nonostante-il-pnrr). Gli interventi proposti debbono essere concordati secondo progetti ben precisi realizzabili solo con gli accordi di programma promossi dagli enti locali o dagli ambiti territoriali dei piani di zona di cui all’art. 34 del D.Lgs. 267/2000 (https://www.brocardi.it/testo-unico-enti-locali/parte-i/titolo-ii/capo-v/art34.html). Comprendo come gli enti locali del Sud siano subissati da una alluvione di problemi; ma è indispensabile affrontare con decisione questo problema pena l’inutilità della lotta alle mafie che, come detto, troveranno sempre in questi giovani sbandati abbondanti forme di approvvigionamento. Cosa dicono su questo problema i partiti di maggioranza che hanno celebrato proprio in questi giorni il raggiungimento del governo più longevo della nostra repubblica? Cosa dicono i partiti di opposizione che stanno a cincischiare su chi dovrà essere il designato premier alle prossime elezioni? Se essi continuano in questa perdita di tempo senza affrontare i reali problemi che la gente incontra quotidianamente, specie se in difficoltà come le famiglie di cui abbiamo parlato, sarà inutile individuare un designato premier poiché essi non raggiungeranno assolutamente l’obiettivo.

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