Il 25 ottobre 2026 è stato sottoscritto, da parte di accademici e pedagogisti, un documento dal titolo “Dissentire, partecipare, educare”. Con questo manifesto, di fronte agli ultimi avvenimenti che hanno visto esplodere le proteste e la rabbia di migliaia di giovani e giovanissimi, gli autori hanno invitato il mondo educativo a prendere posizione nei riguardi delle misure di ordine pubblico adottate dallo Stato nei confronti dei minori, chiedendo di sostituire la risposta repressiva con interventi educativi e sociali.
Secondo quanto si legge nel documento, la gestione attuale delle problematiche giovanili si caratterizza per una crescente e progressiva “centralità della risposta penale e di polizia”, orientata verso la messa in atto di strumenti repressivi a discapito d’interventi educativi, sociali e preventivi.
A giudizio dei cattedratici che hanno sottoscritto il documento, il ricorrere continuamente a una linea sempre più punitiva per affrontare problematiche che chiamano in causa disuguaglianze, condizioni di vita precarie, tutela dei diritti e qualità della democrazia non sono una risposta adeguata di una società che ha a cuore la crescita e lo sviluppo delle nuove generazioni.
Particolarmente contestata dagli esperti di educazione, è l’estensione ai minorenni del principio del fermo preventivo e dell’arresto in flagranza differita. Tali misure sono considerate incompatibili con la necessità di tener conto delle caratteristiche evolutive dell’età adolescenziale. Per i promotori, il rischio concreto è quello di affrontare fenomeni complessi attraverso strumenti che intervengono unicamente sulle conseguenze, senza interrogarsi sulle cause profonde.
I cattedratici, nel documento sottoscritto, invitano a leggere le manifestazioni di disagio e lo stato di conflitto dei giovani non come un mero problema di ordine pubblico, ma come il sintomo di criticità strutturali ben più ampie:
Alla luce di queste osservazioni, i firmatari, pur condannando esplicitamente gli episodi di devastazione e saccheggio, denunciano il rischio di associare automaticamente la partecipazione a cortei e proteste a una presunzione di pericolosità sociale. In una società democratica, la tutela della sicurezza non può concretizzarsi nella limitazione preventiva della possibilità di esprimere il proprio dissenso.
Il documento pone forte enfasi sul ruolo del mondo accademico e della scuola. L’università, in particolare, è chiamata a esercitare una vera e propria funzione pubblica attraverso:
In questo senso, i firmatari invitano a considerare i giovani non più solo come oggetti di studio, ma come soggetti attivi, capaci di contribuire in prima persona alla comprensione dei fenomeni che li riguardano direttamente.
Contemporaneamente, il manifesto si rivolge al sistema scolastico, invitando i suoi operatori a interrogarsi sulla reale capacità delle scuole di offrire spazi autentici di partecipazione, ascolto e rappresentanza, elementi da cui dipende la vera educazione alla cittadinanza.
Il documento “Dissentire, partecipare, educare“, indipendentemente dalle singole posizioni ideologiche di chi lo condivide o meno, interroga profondamente il mondo dell’educazione sulle modalità di risposta al disagio giovanile. La sfida lanciata è quella di non limitarsi alla dimensione repressiva, senza per questo rinunciare ai principi di legalità e sicurezza. Diventa fondamentale prendere sempre più coscienza dell’importanza di educare alla cittadinanza attiva, alla capacità critica e alla partecipazione responsabile, affinché il dissenso possa trasformarsi in un’occasione di crescita democratica e non in un terreno di contrapposizione sterile.