La circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, emanata lo scorso giugno, che vieta l’uso del cellulare a scuola anche alla secondaria di secondo grado, in vigore dal 1° settembre 2025, ha “costretto” le varie scuole a emanare circolari e modificare i propri regolamenti, visto che molto si rimanda all’autonomia dei vari istituti.
Ma come sta andando, a poche settimane dall’apertura degli istituti? A dirlo un sondaggio di Skuola.net, – che ha visto la partecipazione di 1.000 ragazze e ragazzi di scuole medie e superiori. Quello che emerge è che tre 1 su 2 studenti, può continuare a tenere il telefono con sé in classe, purché questo venga spento e riposto a debita distanza. Il 56% degli alunni dice che può tenere con sé il telefono, ma spento e lontano dalla vista, meglio se nello zaino.
Qualche istituto, però, non si fida. E, allora, procede con un atteggiamento più rigido: il 18% degli intervistati racconta che deve riporre il dispositivo in spazi appositi predisposti in classe (tasche, armadietti o scatole dedicate), il 6% è obbligato a consegnarlo direttamente ai docenti o al personale scolastico, mentre un altro 4% dice poterlo tenere con sé ma all’interno di apposite custodie sigillate.
C’è, poi, un ulteriore 4% dei casi in cui gli smartphone vengono raccolti e custoditi in spazi comuni, ad esempio in armadietti piazzati nei corridoi. Infine, si segnalano anche situazioni in cui il quadro sembra non essere ancora stato definito in modo chiaro: l’8% riferisce di regole non ufficiali – l’unica raccomandazione è che i device restino spenti – e addirittura un residuale 4% sostiene che nella sua scuola è come se il divieto non esistesse.
Altro che armadietti, quindi; si è scelta, nella maggior parte dei casi, una linea morbida. A prescindere dal sistema adottato, circa 1 intervistato su 3 racconta che nella propria classe una buona parte degli alunni continua a usare il telefono per scopi personali, in barba a ogni regola. E i trasgressori potrebbero essere ancora di più, nascosti dietro infrazioni quotidiane difficili da intercettare.
Anche sul fronte delle sanzioni per i trasgressori emergono differenze marcate, tendenti comunque alla comprensione. Il 5% descrive una gestione del tutto “soft”, limitata a richiami verbali; il 41% segnala un sistema a due fasi, con richiamo iniziale e punizioni più pesanti in caso di recidiva. Il 38%, invece, parla di linea dura sin da subito, con note o provvedimenti già alla prima infrazione. Ma c’è anche chi – 16% – riporta che la scuola non ha ancora preso una posizione chiara sulle conseguenze.
Se, infatti, sei intervistati su dieci (61%) assicurano che, almeno per ora, tutto fila liscio e nessuno avrebbe infranto le regole, c’è ben un terzo del campione (33%) che ammette che qualche compagno è già stato sorpreso con il telefono in mano, seppur senza subire conseguenze reali, a riprova della linea morbida adottata dalle scuole in questa fase. Appena il 6% racconta di provvedimenti concreti già scattati.
In più di una classe c’è chi disattende il divieto servendosi del celebre stratagemma del “doppio telefono”: consegnare un vecchio modello ormai inutilizzato e tenere nascosto quello principale. Una tattica che, secondo il 18% degli studenti, riguarda la maggioranza – se non addirittura tutti – i compagni. Un altro 14% la attribuisce solo a pochi, mentre la fetta più consistente (68%) giura che nella propria classe nessuno o quasi si spinge fino a tanto.
E poi c’è la vera domanda, quella che interessa più di tutte, il vero obiettivo della stretta: l’attenzione in aula è migliorata? Qui le risposte divergono. Solo il 9% nota un beneficio tangibile e descrive la propria classe come più concentrata. Per la maggioranza (55%), invece, nulla è cambiato: chi vuole distrarsi trova sempre un pretesto, anche senza cellulare.
Anche noim alla Tecnica della Scuola, abbiamo cercato di capirlo: abbiamo innanzitutto cercato di fare una indagine qualitativa; abbiamo chiesto ad un campione di dirigenti scolastici, che in questi giorni stanno convocando il proprio corpo docente proprio per stabilire le nuove regole, cosa pensano del nuovo divieto e come hanno scelto di organizzarsi, quale linea stanno seguendo: armadietti sì o no? Note alla prima infrazione o solo rimproveri?
Poi abbiamo cercato di fare un tuffo nelle varie circolari già emesse dalle scuole e in ciò che dicono gli aggiornamenti dei regolamenti d’istituto in merito al divieto di cellulare. Abbiamo scoperto molti aspetti che meritano una riflessione: ad esempio, in alcune scuole il divieto vige a ricreazione, in altri casi no; o, ancora, in alcuni istituti anche i docenti sono chiamati a dare l’esempio, mentre in altri questa questione non viene menzionata.
Poi c’è il tema della custodia dei cellulari, nel caso in cui debbano essere lasciati in armadietti, contenitori o mobiletti: cosa avviene quando uno studente affida un proprio bene personale alla scuola? Quali rischi, obblighi e responsabilità per gli istituti? Abbiamo sentito il parere del nostro esperto in materia, l’avvocato Dino Caudullo, che ci ha spiegato cosa dice la legge.
A stabilire il divieto è stata la circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara emanata lo scorso giugno, che fa seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024.
Il documento ha invitato le scuole ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa prevedendo per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico anche a fini didattici, nonché specifiche sanzioni disciplinari per coloro che dovessero contravvenire a tale divieto.
Ma cosa faranno le scuole? È infatti rimessa all’autonomia scolastica l’individuazione delle misure organizzative atte ad assicurare il rispetto del divieto. Ovviamente, l’uso del telefono cellulare sarà sempre ammesso nei casi in cui lo stesso sia previsto dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato come supporto rispettivamente agli alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento o per motivate necessità personali. L’utilizzo del telefono cellulare rimane consentito qualora, sulla base del progetto formativo adottato dalla scuola, esso sia strettamente funzionale all’efficace svolgimento dell’attività didattica nell’ambito degli specifici indirizzi del settore tecnologico dell’istruzione tecnica dedicati all’informatica e alle telecomunicazioni.