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Divisori in plastica e cartone in classe, parla il preside: “Era un esperimento, non è detto sarà così”

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Le foto postate dal preside del liceo artistico “Monzù” di Bergamo, Cesare Botti, sulle strutture in plexiglass per ogni banco, hanno fatto scalpore e suscitato un intenso dibattito sui social network.

A La Repubblica interviene Botti a spiegare quanto accaduto: “Per ora abbiamo acquistato i 40 divisori necessari per le cinque commissioni che lavoreranno qui a scuola per l’esame di Stato, ovvero otto per ogni commissione, e alcuni altri per gli uffici. E abbiamo pensato di fare una prova collocandole su tutti i banchi di un’aula per vedere che effetto farebbe. Quegli scatti rappresentano un esperimento, una sorta di layout che mostra come apparirebbe una classe se il prossimo settembre per la ripresa dell’anno scolastico usassimo questo sistema, ma non è detto che sarà così”.

E poi: “L’idea ci è venuta circa un mese fa per dare sicurezza ai docenti delle commissioni di esame, ma non c’erano ancora indicazioni da parte del Ministero. Abbiamo subito capito che i pannelli in plexiglass erano improponibili. Primo perché costano circa 100 euro al mq e secondo perché sono fragili e delicati, nonché pericolosi nel caso in cui si rompano. A scuola abbiamo una macchina a taglio laser e gli studenti la usano spesso per i loro progetti. Anche con plexiglass. Ecco perché, conoscendo il materiale, lo abbiamo scartato subito”.

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Infine: “Il costo complessivo per ogni banco si aggira attorno ai 15/20 euro, il che significa che per ora abbiamo speso circa mille euro, mentre so che alcuni colleghi in altre scuole con la stessa cifra hanno acquistato solo tre o quattro protezioni in plexiglass. Noi abbiamo 1.500 studenti, per cui usando il plexiglass le spese diventerebbero semplicemente insostenibili per una scuola. Il nostro progetto è nato in collaborazione con un’azienda che produce scatole e ci ha fornito anche delle buone idee per lo sviluppo”.

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