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20.08.2026

Docente non vuole abbandonare l’alunno con disabilità, la svolta: il Mim acconsente, potrà seguirlo per un altro anno

Uno studente con disabilità grave di diciassette anni, in procinto di iniziare l’ultimo anno delle scuole superiori, aveva scritto al ministro Valditara e al presidente della Repubblica Mattarella per cercare di avere assegnata, anche quest’anno, la docente di sostegno che lo ha seguito fino ad ora. La docente aveva vinto una cattedra su posto comune ma non poteva, secondo le regole vigenti, rinunciarvi, anche se lei ha sempre desiderato continuare a lavorare insieme all’alunno in questione.

La nota del Mim

Per il ragazzo arriva una svolta: il Ministero dell’Istruzione del Merito ha deciso di permettere alla docente di lavorare ancora un altro anno, quello cruciale della Maturità, insieme al ragazzo. Come riporta La Repubblica, il ministero ha comunicato “di essersi immediatamente attivato, in raccordo con gli uffici competenti, per individuare una soluzione nel rispetto della normativa vigente e a tutela dell’interesse dello studente. In applicazione del ‘principio dell’accomodamento ragionevole’, previsto a tutela delle persone con disabilità, e acquisita la disponibilità della docente – si legge – è stata individuata una soluzione che consentirà a quest’ultima di proseguire l’attività di sostegno con lo studente per il prossimo anno scolastico”.

La nota di ringraziamento della famiglia

La famiglia dello studente è ovviamente entusiasta e ha diffuso un comunicato per ringraziare tutte le testate giornalistiche che hanno preso a cuore la sua storia: “Per noi questo risultato significa molto. Non è soltanto la possibilità di mantenere una docente. Significa tutelare un percorso di crescita, di fiducia, di autonomia e di apprendimento costruito con grande impegno nel tempo.

Desideriamo ringraziare il Dirigente scolastico dell’I.T.T. “E. di Savoia – F. Caracciolo” di Bari, Prof. Carlo De Nitti, per l’attenzione e la sensibilità dimostrate. Un ringraziamento speciale va alla professoressa I. F., per la sensibilità, l’attenzione e la disponibilità dimostrate nei confronti di G. L. D. e per aver scelto di continuare ad accompagnarlo ancora per un anno, fino alla maturità. La sua decisione di restare rappresenta per noi un gesto di grande responsabilità umana e professionale e dà continuità a un lavoro costruito insieme con impegno in questi due anni.

Ringraziamo l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, l’Ambito Territoriale di Bari e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, nella persona del Ministro Giuseppe Valditara, per aver ascoltato il caso e contribuito alla ricerca di una soluzione capace di mettere al centro le esigenze concrete dello studente.

Un ringraziamento sentito va anche al Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Regione Puglia, Dott. Antonio Giampietro, che si è espresso favorevolmente sulla necessità di tutelare la continuità del percorso di G. L. D., e al Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, per l’attenzione riservata alla vicenda. Un ringraziamento molto sentito va inoltre alle testate giornalistiche che hanno dato voce alla nostra storia e contribuito a portarla all’attenzione dell’opinione pubblica”.

Oggi non vogliamo parlare di una vittoria contro qualcuno.

Vogliamo parlare di una vittoria dell’ascolto, del dialogo, dell’inclusione e del diritto a non vedere disperso un percorso che stava funzionando.

E speriamo che questa storia possa aver dato voce anche a tanti altri ragazzi con disabilità che spesso una voce non riescono ad averla, o che fanno più fatica a farsi ascoltare.

Se ciò che è accaduto a G. L. D. potrà servire anche solo ad aprire una strada, a far riflettere o ad aiutare un’altra famiglia a non sentirsi sola davanti a una difficoltà simile, allora questa battaglia avrà avuto un significato ancora più grande.

La storia dell’inclusione scolastica ci insegna che anche i cambiamenti più importanti possono iniziare dalla determinazione di semplici cittadini e famiglie che scelgono di non arrendersi. È accaduto anche con Mirella Antonione Casale, madre e dirigente scolastica, la cui lunga battaglia per l’inclusione degli alunni con disabilità contribuì al percorso che portò al superamento delle classi differenziali e alla scuola inclusiva che oggi conosciamo.

Non vogliamo certo paragonare la nostra vicenda a quella grande battaglia. Ma ci piace pensare che ogni volta che una famiglia trova il coraggio di chiedere che un diritto diventi concreto, possa contribuire, anche nel suo piccolo, a rendere la scuola un po’ più giusta per tutti.

Perché dietro ogni norma, ogni contratto e ogni procedura deve esserci sempre, prima di tutto, la persona”.

La lettera dell’alunno

Ecco la lettera che l’alunno aveva inviato anche alla Tecnica della Scuola:

“Sono uno studente con disabilità grave di natura fisica, legata a una rara sindrome genetica sistemica che coinvolge diversi organi e apparati. A settembre inizierò la quinta superiore, l’anno della maturità. Da due anni sono seguito da una insegnante di sostegno.

In questi due anni non abbiamo costruito soltanto un rapporto di fiducia. Abbiamo costruito un percorso di crescita, fatto di metodi di studio, strategie e tecniche di apprendimento pensate sulle mie difficoltà e sulle mie possibilità.

È stato un lavoro lungo, che ha richiesto grande impegno da parte di entrambi e che mi ha aiutato a diventare più autonomo, più sicuro e più consapevole delle mie capacità.

Cambiare insegnante adesso non significherebbe soltanto conoscere una persona nuova. Significherebbe rischiare di disperdere un lavoro costruito in due anni, proprio nell’anno in cui dovrebbe accompagnarmi alla maturità e al successo formativo.

Quest’anno la professoressa ha vinto un concorso su posto comune ed è stata assunta a tempo indeterminato in un’altra provincia.

È disponibile a seguirmi ancora per un solo anno, fino alla maturità.

Ed è qui che nasce il paradosso.

Se fosse rimasta una docente a tempo determinato sul sostegno, esiste una procedura che, in determinate condizioni, potrebbe consentirmi di continuare con lei. Ora che è diventata di ruolo, questa possibilità non è prevista.

Io, però, non sono cambiato.
La mia disabilità non è cambiata.
Il mio bisogno di continuità non è cambiato.
È cambiato soltanto il contratto della mia insegnante.

Da mesi mia madre scrive al Ministro dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e all’Ambito Territoriale di Bari, chiedendo che venga trovata una soluzione.
Anche il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità si è espresso favorevolmente rispetto alla necessità di tutelare la continuità del mio percorso.
Eppure, ad oggi, una soluzione concreta non è ancora arrivata.

Io non chiedo un privilegio.
Chiedo che non venga cancellato un lavoro costruito con fatica, impegno e risultati.

Signor Ministro,
mia madre Le ha già scritto più volte.
Oggi Le scrivo io.

Le chiedo di guardare concretamente questa situazione e di verificare se possa essere trovata una soluzione che permetta alla mia insegnante di mantenere il ruolo che ha conquistato e, nello stesso tempo, di accompagnarmi ancora per questo ultimo anno.

Non Le chiedo un favore. Le chiedo di tutelare un percorso educativo che sta funzionando e che rischia di essere interrotto proprio alla fine.

Signor Ministro, non lasci che tutto questo lavoro venga disperso proprio adesso.

E mi rivolgo anche al Presidente della Repubblica.
Signor Presidente,
so che non spetta a Lei decidere l’assegnazione di un docente.
Ma Lei rappresenta la Repubblica e i principi della nostra Costituzione.
Le chiedo di ascoltare la mia voce e di aiutarmi a far capire alle istituzioni che dietro una questione amministrativa c’è un ragazzo con disabilità grave, ci sono due anni di lavoro e di crescita e c’è una maturità da affrontare.

A chi legge chiedo soltanto questo:
se al mio posto ci fosse vostro figlio, accettereste che proprio nell’anno della maturità venisse interrotto un percorso costruito in due anni, anche se la sua insegnante è disponibile a continuarlo?
Vorrei soltanto poter arrivare alla maturità continuando il percorso che mi ha portato fin qui”.

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