Un docente può fare anche lo youtuber? In molti, dopo l’avvento dei cosiddetti “teachtokers“, se lo sono chiesti. Emblematico il caso del docente di fisica Vincenzo Schettini, che a inizio 2026 è finito in una bufera mediatica. Le due attività sono compatibili?
Un caso particolare è finito in tribunale. Come riporta IlSole24Ore, la Corte di Cassazione ha chiarito che un insegnante non può essere licenziato per il solo fatto di essere attivo su YouTube. La storia in questione riguarda un docente con dodici anni di esperienza che ha iniziato a pubblicare sulla piattaforma video e contenuti sulla crescita personale, l’autostima, la comunicazione.
Per la scuola i video andavano oltre il semplice intento divulgativo: si trattava di una vera attività commerciale. Per questo è stato dichiarato decaduto dal servizio. L’insegnante ha contestato, davanti ai giudici, di fare comunque il docente part-time, con orario ridotto. La Cassazione gli ha dato ragione: un docente part-time non può essere considerato un dipendente pubblico a tempo pieno. La scuola, secondo i giudici, non avrebbe quindi dovuto applicare una misura così drastica ma eventualmente aprire un semplice procedimento disciplinare.
Vincenzo Schettini, influencer de La Fisica Che Ci Piace, qualche mese fa aveva pronunciato alcune dichiarazioni che hanno sollevato un polverone.
“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile. Io stesso ho acquistato corsi di inglese online perché ho riconosciuto il valore del metodo”, ha aggiunto.
Schettini ha anche detto di “costringere” gli studenti a guardare le sue live, promettendo voti alti a chi partecipava. In molti hanno criticato i “teachtokers“: è giusto fare “divulgazione” sui social e mostrare la propria attività online oppure si supera un limite? Ancora si tratta di una situazione “non normata”: non esiste una legge che regola questo tipo di attività alternativa.
A distanza di tempo dal polverone, Schettini è tornato a parlarne su Vanity Fair, come ha riportato Il Fatto Quotidiano. “Posso avere successo in televisione, aver scritto un libro bestseller, aver portato in un teatro uno spettacolo con oltre cento date sold out e centomila spettatori, ma io resto un professore. Lo sono in classe e anche sul palco”.
“Credo che, quando ho detto in tono ironico che ‘costringevo’ gli studenti a seguire le mie dirette, fosse evidente il contesto scherzoso. Se davvero avessi costretto gli studenti, dopo poche lezioni sarebbe arrivata una segnalazione alla dirigente scolastica”. Secondo il prof, quell’esperienza ha coinvolto i ragazzi, ma “quando si raggiunge una certa esposizione pubblica, perfino l’ironia rischia di essere fraintesa“.