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31.10.2026
Aggiornato alle 00:50

Docenti con gli studenti contro il Governo Meloni: siamo disperati per il loro futuro, soldi pubblici a scuola e welfare no alle guerre – INTERVISTE

Lo sciopero del 30 ottobre, organizzato da Usb e Comitati di base, ha visto tornare in piazza centinaia di migliaia di studenti: con loro, a manifestare contro l’operato del Governo Meloni, anche diversi insegnanti e Ata della scuola. Gli organizzatori parlano di un milione di manifestanti in tutta Italia, fonti istituzionali di circa 250mila.

A Roma la partecipazione è stata massiccia. ‘La Tecnica della Scuola’ ha raccolto alcune testimonianze proprio tra i partecipanti della manifestazione capitolina: sono diversi i punti in comune ravvisati ascoltando le ragioni delle due componenti principali della nostra Istruzione pubblica.

Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni, a partire da quelle di alcuni docenti del liceo scientifico Cavour di Roma: “Il loro futuro è una nostra grande responsabilità, siamo con loro: i ragazzi devono avere un futuro, la distanza tra loro e chi governa è incolmabile. I giovani sino meravigliosi, noi siamo disperati”.

E ancora: “Per gli studenti si profila un futuro di precarietà e guerra – dice un altro prof -: nella scuola c’è tanto da fare: aule fatiscenti, classi con troppi studenti, spazi ridotti, stipendi docenti e Ata inadeguati, anche l’alternanza scuola lavoro voluta dal Governo Renzi è un problema”.

Tra gli studenti il malcontento è palpabile: “Le famiglie non arrivano a fine mese, le scuole crollano, la sanità non funziona, la benzina è a 2,50 euro – dice Damiano Fusari del movimento studentesco Osa – : i soldi pubblici dovrebbero andare alla spesa pubblica e al welfare, non per la guerra. I 13 miliardi della finanziaria siano destinati alla scuola e all’edilizia che non funziona: vogliamo l’annullamento dell’alternanza scuola lavoro perché ci manda in fabbrica per essere sfruttati, invece di farci costruire un pensiero critico e una formazione che faccia da ascensore sociale”.

Secondo Fusari, “il ministro Valditara sposta l’attenzione sul razzismo, attraverso il decreto scuola che ha anche firmato Mattarella: i soldi devono essere impiegati per la spesa pubblica, oggi siamo milioni in piazza in tutta Italia, non ci fermeremo se non cadrà il Governo Meloni, rilanciamo la lotta per tutto l’autunno e tutto l’anno”.

Un altro studente, di Monterotondo, sostiene che “dell’attuale didattica non va bene niente: il metodo di studio a scuola è fermo agli anni del fascismo, le scuole cadono a pezzi, i docenti non sono formati, per insegnare è impossibile fare concorsi e ricevere una cattedra, i fondi sono stati tagliati per via delle guerre”.

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