Il rinvio al 2028 del credito d’imposta per il personale delle scuole di montagna accende la polemica. Alessandro Monti, sindaco di Baveno, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, coordinatore turismo di Progetto civico Italia e componente del consiglio regionale Uncem Piemonte, accusa il governo di aver sospeso per due anni un sostegno previsto dalla legge 131/2025. Le dichiarazioni risalgono al 29 ottobre, come riporta l’Ansa.
Secondo quanto dichiarato da Monti, il bonus, fino a 2.500 euro per affitto o mutuo, “non era un privilegio” ma un patto: il docente garantisce continuità per tre anni in un plesso con meno di 40 alunni e situato oltre gli 800 metri, e lo Stato gli consente di vivere dignitosamente dove insegna: una misura pensata, nelle sue parole, per assicurare continuità nei plessi di montagna. Il contributo, sotto forma di credito d’imposta, riguarda il personale scolastico di ogni ordine e grado che prende in locazione un immobile ad uso abitativo. “Oggi quel patto viene stracciato”, afferma Monti.
Per il sindaco la scelta del governo non è “un errore contabile” ma una “scelta politica sbagliata”, che toglie 40 milioni alla montagna. Monti segnala che le segreterie degli istituti montani hanno già registrato 1.200 domande di trasferimento: docenti che lasciano, famiglie che si spostano, classi che restano scoperte. A pagare il ritardo, a suo giudizio, sono docenti e famiglie. “Senza scuola non c’è paese”, sostiene, indicando le ricadute su sentieri, produttori, alberghi di famiglia e turismo.
Monti critica anche il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, che secondo lui doveva essere di 200 milioni l’anno e che oggi si ferma a 86 milioni per il 2025 e a 70 milioni previsti per il 2026, cifra che, secondo Monti, è inferiore a quanto inizialmente previsto. Meno risorse, avverte, significano meno scuolabus, mense e manutenzione dei plessi, cioè, conclude, meno scuola.