Proteste studenti: nell’autunno 2026, che si sta rivelando abbastanza caldo dal punto di vista delle manifestazioni di piazza da parte dei giovani, gli insegnanti sembrano alquanto scettici. Per il 46,3% dei rappresentanti della categoria che hanno partecipato al sondaggio della Tecnica della Scuola, queste espressioni di dissenso sono da condannare. Pochissimi gli insegnanti che scenderanno in piazza al fianco dei più giovani prossimamente: si tratta di una percentuale pari al 29,6%.
A partecipare al sondaggio sono stati 408 insegnanti. I docenti non valutano positivamente le proteste degli studenti di queste settimane. Per il 46,3% di loro sono “da condannare”; per il 31,4% “da comprendere”, mentre solo per il 22,3% sono “da condividere in toto“.

A quanto pare potrebbero essere pochi i docenti a scendere in piazza insieme ai propri studenti o per rivendicare propri diritti: solo tre insegnanti su dieci, quasi il 30% dei docenti partecipanti al sondaggio.

Quando è stato chiesto agli insegnanti per cosa potrebbero scendere in piazza le risposte sono state variegate: per la maggior parte dei docenti, il 34,3% il motivo principale è il “caro benzina unito agli stipendi bassi“; per il 30,2% bisognerebbe protestare per difendere una “professione svilita dalla burocrazia”.
Per il 24,7% a spingere a protestare dovrebbero essere le “poche risorse aggiuntive e mancanza di investimenti per la scuola”. In pochi, invece, rispettivamente il 6,3% e il 4%, scenderebbero in piazza per i “troppi precari” e per le “scuole e strutture fatiscenti”.

Tutto è partito il 16 ottobre, con le prime grandi manifestazioni che in qualche caso hanno visto docenti e studenti insieme, amplificatesi poi l’indomani, il 17 ottobre, e per tutto il weekend, durante il quale ha avuto luogo la devastazione del centro di Milano.
Il 24 ottobre ci sono state altre proteste: oggi, 30 ottobre è il giorno dello sciopero proclamato dai sindacati di base. Il 20 novembre ci sarà quello indetto dalla Cgil. Tantissime le scuole occupate da Nord a Sud in questo mese: la mobilitazione, partita il 5 ottobre da Torino, ha raggiunto Roma, Napoli, Firenze, Genova, Bologna e Milano e continua ad allargarsi
Dal canto suo, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il 22 ottobre, ha rispedito le critiche al mittente: “Il confronto in democrazia è fondamentale. Da quando mi sono insediato ho valorizzato le consulte studentesche perché sono rappresentative di tutti gli studenti. Il confronto deve basarsi su dati reali: è falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola durante questi quattro anni”.
“Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”, ha concluso.
Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 19 al 30 ottobre 2026. Hanno partecipato alla rilevazione a distanza 408 lettori. Il sondaggio on line non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.