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Docenti di sostegno, 2 su 3 ogni anno cambiano alunno e al Nord il 38% non è specializzato. Ma per Frassinetti il sistema italiano è all’avanguardia

“Secondo il Rapporto Istat 2025, nell’anno scolastico 2023/2024 risultano iscritti alle scuole quasi 359 mila alunni con disabilità, pari al 4,5% del totale degli iscritti. Si tratta di circa 21 mila studenti in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del 6%. Il dato assume una rilevanza ancora più significativa se osservato in una prospettiva temporale più ampia: rispetto all’anno scolastico 2018/2019, l’incremento è stato del 26%, corrispondente a circa 75 mila alunni in più“. A commentare gli ultimi dati ufficiali sul sostegno agli alunni con disabilità, il 24 febbraio, è stato il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti in commissione Infanzia alla Camera dei Deputati, all’interno del Palazzo San Macuto a Roma.

Il rappresentante del Governo Meloni ha quindi ricordato che “il 98% degli alunni risulta in possesso di certificazione di disabilità o di invalidità, requisito che consente l’attivazione delle misure di sostegno scolastico.  Solo una quota marginale di alunni (1,3%) usufruisce del sostegno didattico pur non disponendo di una certificazione; si tratta spesso di alunni in attesa di certificazione o con problematiche borderline a cui la scuola decide di dedicare una parte delle risorse disponibili”.

Frassinetti ha aggiunto che “si può dire – senza timore di essere smentiti – che il sistema italiano sia considerato davvero all’avanguardia, tant’è che le nostre modalità di valutazione e di certificazione – ha proseguito Frassinetti – sono considerate un modello da parte della maggior parte degli altri paesi.  A fronte di questo incremento significativo di alunni con disabilità, va detto che è aumentata anche la quota di docenti per il sostegno in possesso di formazione specifica, che è passata dal 63% al 73% nell’arco di quattro anni”.

Il sottosegretario ha quindi parlato di coloro che insegnano senza avere una preparazione specifica per insegnare didattica speciale: si tratta, come media nazionale, di un insegnante su quattro, e secondo l’esponente di FdI è “una percentuale ancora rilevante” poiché “pari al 27% a livello nazionale e al 38% nelle regioni del Nord”.

Complessivamente, rispetto all’anno precedente, ad oggi la quota di docenti non specializzati è diminuita dal 30% al 27%: un andamento che con gli specializzati dei cicli formativi in corso Tfa e Indire dovrebbe diventare ancora più incisivo.

Solo questi ultimi, frequentanti i corsi on line supervisionati da Indire, permetteranno a 30mila docenti di specializzarsi in via definitiva, con i posti riservati agli specializzati all’estero che hanno un contenzioso in atto con il Ministero e hanno svolto almeno tre annualità di servizio

“Grazie ai nuovi percorsi avviati dal ministero – ha aggiunto Frassinetti -, si sono specializzati ulteriori 18.137 docenti di sostegno, che si aggiungono ai docenti che seguono i percorsi universitari, consentendo di incrementare considerevolmente il numero dei docenti specializzati che potranno inserirsi a pieno titolo nelle graduatorie provinciali per le supplenze per il sostegno e partecipare alle procedure concorsuali per gli incarichi a tempo indeterminato”.

Un altro dato commentato dal sottosegretario è quello delle supplenze assegnate tardivamente, in alcuni casi in autunno inoltrato: “un’altra criticità, che non va nascosta, risiede – ha sottolineato Frassinetti – nell’assegnazione tardiva dell’incarico di sostegno, che si registra nell’11% dei casi”.

L’ultimo riferimento è stato alla discontinuità nella didattica: “più di un alunno su due – il 57% degli alunni con disabilità – ha cambiato insegnante per il sostegno da un anno all’altro, l’8,4% nel corso dello stesso anno scolastico”, ha sottolineato Frassinetti.

Un cambio davvero eccessivo di insegnanti, sicuramente non congeniale ai fini dell’apprendimento degli alunni con disabilità, che l’amministrazione scolastica cercherà anche nel prossimo biennio di tamponare attraverso la riconferma dei docenti precari partendo dal giudizio delle famiglie degli alunni stessi con l’ultima parola assegnata comunque ai dirigenti scolastici.

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