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Dubai sotto i missili: il racconto di due studentesse italiane bloccate negli Emirati

Erano partite per un corso sulla carriera diplomatica. Le due studentesse di 17 anni, di Bari, si sono ritrovate nel mezzo di un conflitto. La loro testimonianza racconta cosa significa, per due adolescenti, fare i conti con la guerra per la prima volta.

Bloccate nello spazio aereo chiuso

Le due studentesse facevano parte di un gruppo di circa 190 ragazzi italiani — quasi tutti minorenni — rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti dopo gli attacchi israeliani e statunitensi all’Iran. Le ragazze erano arrivate a Dubai per un progetto organizzato da un’associazione dedicata ai giovani che vogliono intraprendere la carriera diplomatica. Il rientro era previsto nella notte stessa in cui le autorità hanno disposto la chiusura dello spazio aereo. In un’intervista a Repubblica, una delle due ha raccontato: “Durante la cerimonia di chiusura del progetto ci hanno avvisati che non saremmo potute partire. All’inizio non avevamo ben capito la gravità della situazione”.

Il bunker e i messaggi ad amici e parenti

La consapevolezza è arrivata in modo brutale. Una delle studentesse ha dichiarato: “Il momento della realizzazione è stato terribile, per non parlare di quando abbiamo visto i missili”. L’altra ha aggiunto: “Abbiamo iniziato a sentire le esplosioni, ma forse la parte più spaventosa è stato l’alert che ci è arrivato sul telefono. Non sapevamo cosa fare, non ci è stato insegnato come muoverci”. I messaggi di allerta, in inglese e in arabo, intimavano di allontanarsi dalle finestre e di cercare riparo. Il gruppo è stato condotto in un bunker già attrezzato con sedie e acqua. I tutor hanno mantenuto la calma per evitare il panico collettivo: “Non ci dicevano cosa stava succedendo all’esterno, erano sempre tranquilli, almeno apparentemente”. Le due ragazze hanno chiamato immediatamente i genitori. Entrambe hanno detto: “Pensavamo davvero di morire e abbiamo detto a tutti i nostri contatti quanto gli volessimo bene”.

Il ritorno e la consapevolezza acquisita

Il rientro è avvenuto via Abu Dhabi e poi Milano, con un percorso aereo che ha aggirato l’Arabia Saudita. La tranquillità è arrivata solo dopo aver sorvolato l’Egitto. Una volta a terra, il ricongiungimento con le famiglie. Una delle studentesse ha dichiarato: “Mi sento più forte e più sicura, ho capito che mantenere la lucidità è fondamentale”. L’altra ha concluso: “La prima notte mi sono fatta prendere dal panico, poi ho capito che non ne valeva la pena. Sono contenta di aver imparato a gestire le emozioni”. Un’esperienza che, secondo entrambe, le ha cambiate in modo permanente: “Speriamo di non vivere più una cosa simile, ma almeno ora sapremmo come muoverci”.




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