Si parla ancora di educazione sessuale a scuola. A dire la sua sulla possibilità di insegnare sessualità, affettività e rispetto è stato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, a L’Aria che Tira, su La7.
“Sono favorevole, ma non so chi lo dovrebbe fare e come lo dovrebbe fare. Penso che fare una lezione di danza voglia dire questo. Chi è adatto a fare questo? Io penserei magari a un poeta”, questa la sua dichiarazione dal sapore provocatorio.
Crepet tempo fa aveva parlato di educazione sessuale o affettiva a scuola: “Un’illusione. Non vedo come il fare una o due ore alla settimana di educazione affettiva possa scardinare una cultura, ahimè, millenaria e sbagliata e pericolosa, che è quella maschilista. Lo dico da padre di una giovane donna: se non riusciamo a chiedere ai nostri figli nemmeno “Come stai?” di che cosa stiamo parlando?”.
In particolare, è stato approvato un emendamento a prima firma di Giorgia Latini, con cui viene esteso il divieto di poter parlare di tematiche sessuali – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Il ddl “in materia di consenso informato in ambito scolastico” poi prevede che i genitori, alla scuola secondaria di secondo grado, siano informati sui corsi che la scuola intende realizzare anche con soggetti esterni in ambito sessuale e che diano il loro assenso scritto. La norma nasce dall’esigenza di evitare che le famiglie non siano rese partecipi di scelte educative che vanno al di là di quanto rientra nella ordinaria didattica.