Dopo l’approvazione dell’emendamento al Ddl sul consenso informato, il Ddl Sasso, che prevede il divieto di attività di educazione sessuale a scuola fino alle medie e il consenso informato alla secondaria di secondo grado, si è aperto un grande dibattito sull’educazione sessuale.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha replicato alle critiche in merito, su Il Corriere della Sera: “I femminicidi non si combattono con l’educazione sessuale”, ha detto rispondendo all’intervento del giornalista Carlo Verdelli, che aveva definito il Ddl sul consenso informato un “passo indietro nelle scuole”, come scrive Open.
Ecco l’intervento integrale del ministro: “Le nuove Linee guida sulla Educazione Civica prevedono come obiettivi di apprendimento, dunque obbligatori, l’educazione alle relazioni e l’educazione al rispetto, verso chiunque e in particolare verso la donna. Non si tratta solo di dare contenuto alle 33 ore di Educazione Civica, ma è previsto che questi temi debbano caratterizzare anche gli insegnamenti disciplinari. È la prima volta che questo accade, chi ha governato prima, e ora protesta, non lo aveva disposto”.
“Quanto da noi previsto non sono ‘bugie pietose’. Lo dimostrano le risposte date ad un questionario inviato agli istituti superiori. Il 90% delle scuole ha attivato corsi di educazione alle relazioni e al rispetto, nella stragrande maggioranza curricolari. Secondo i docenti, nel 70% dei casi si è avuto un miglioramento nel comportamento dei giovani. Abbiamo anche incaricato Indire di avviare una formazione ad hoc per i docenti stanziando oltre 3 milioni di euro. Abbiamo reperito altri 13 milioni di euro per le attività in classe con gli studenti. Sono risorse che prima non erano mai state destinate per queste finalità. Inoltre l’educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia è prevista ora pure nei nuovi ‘programmi scolastici'”.
“Anche qui è la prima volta che lo si prevede obbligatoriamente. Veniamo alla educazione sessuale. Una premessa: i femminicidi non si combattono con l’educazione sessuale: l’educazione sessuale si fa da decenni nei Paesi del Nord Europa che però nel mondo occidentale sono in cima alla lista per femminicidi e violenze sessuali, con tassi di molto superiori all’Italia. L’educazione sessuale è importante per una corretta conoscenza del corpo e della sua evoluzione biologica, per una protezione dai rischi di malattie sessualmente trasmissibili e per una consapevole gestione della sessualità. Al riguardo è falso affermare che il ddl sul consenso informato abbia eliminato l’educazione sessuale. Al contrario, il testo precisa proprio: ‘Fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali’. Nelle nuove Indicazioni, nel corso di scienze è previsto fra l’altro lo studio delle differenze sessuali fra maschio e femmina, della evoluzione sessuale del corpo, della riproduzione, del concepimento e della procreazione, delle caratteristiche della pubertà, dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmesse”.
“L’opposizione fa propaganda affermando che impediremmo l’educazione sessuale nelle scuole. La legge sul consenso informato ha piuttosto lo scopo di non creare confusione nei bambini insegnando le cosiddette teorie gender, cioè teorie secondo cui accanto ad un genere maschile e femminile ci sarebbero altre identità di genere che non sono né maschili né femminili. Siccome l’articolo 30 della Costituzione attribuisce innanzitutto ai genitori il compito di educare i figli, riteniamo giusto che siano i genitori di minori a decidere se far frequentare ai figli adolescenti lezioni sulla identità di genere dopo aver avuto adeguate informazioni sul contenuto dei corsi. In questo caso non sarà più possibile per associazioni ideologizzate far propaganda, spesso retribuita dai contribuenti, nelle scuole: le lezioni dovranno essere affidate a professionisti seri: psicologi, medici, docenti universitari. La riforma del consenso informato rappresenta un passo avanti nella cultura del rispetto e non certo ‘un passo indietro'”.
In particolare, è stato approvato un emendamento a prima firma di Giorgia Latini, con cui viene esteso il divieto di poter parlare di tematiche sessuali – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Il ddl “in materia di consenso informato in ambito scolastico” poi prevede che i genitori, alla scuola secondaria di secondo grado, siano informati sui corsi che la scuola intende realizzare anche con soggetti esterni in ambito sessuale e che diano il loro assenso scritto. La norma nasce dall’esigenza di evitare che le famiglie non siano rese partecipi di scelte educative che vanno al di là di quanto rientra nella ordinaria didattica.
La Tecnica della Scuola chiede ai suoi lettori, in prevalenza docenti: siete d’accordo con la decisione di vietare l’educazione sessuale fino alla scuola media?